La complessità del senso
18 10 2017

La storia del cammello che piange

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Die Geschichte vom weinenden Kamel

Byambasuren Davaa, Luigi Falorni, 2005

Nomadi della Mongolia meridionale (documentario).

 

Deserto del Gobi, Mongolia meridionale. Popolazioni nomadi vivono in modo che sa ancora di primitivo mentre i figli sognano il televisore e i videogiochi che vedono nelle rare occasioni in cui vanno, affrontando le dune sul dorso dei cammelli, fino al villaggio più grande: qualche tenda in più, una motocicletta, uno spaccio dove si possono comprare le pile elettriche chieste dal nonno. Ma al di là dei sogni, la base resta l’allevamento dei cammelli. Il documentario, bellissimo, racconta con spirito poetico le fatiche quotidiane di una famiglia di pastori nella cura amorevole dei propri animali. Candidato all’Oscar 2005, il film è un nobile esempio di documentarismo di scuola inglese, il cui punto più luminoso è, nella storia, “The man of Aran” (Robert J. Flaherty, 1934). Mantenendo la giusta “distanza” dalle cose, la cinepresa s’incanta a guardare la vita e ne coglie, senza sforzo, il senso più intimo. Qui siamo colpiti dalla sofferenza di un cammello femmina nel partorire e nel rifiutare il latte al suo piccolo. Poi dal “miracolo” che il suono rituale di un “violino” riesce a fare: il neonato potrà poppare dalla madre. Ma è anche tutto il resto del film, che non è fiaba, ad insegnarci molto.

Franco Pecori

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27 maggio 2005