La complessità del senso
18 10 2017

Diciotto anni dopo

film_18annidopoDiciotto anni dopo
Edoardo Leo, 2009
Fotografia Pietro Maria Tirabassi
Edoardo Leo, Marco Bonini, Sabrina Impacciatore, Gabriele Ferzetti, Eugenia Costantini, Pasquale Anselmo, Luisa De Santis, Vinicio Marchioni, Anna D’Andrea, Tommaso Olivieri, Valario Aprea, Max Mazzotta, Carlotta Natoli.

Mirko (Leo) e Genziano (Bonini), due fratelli sulla trentina, non si vedono da 18 anni e si incontrano di nuovo alla morte del loro padre. Non si sono mai più parlati. Mirko tira avanti l’officina del genitore, ha via via accentuato la balbuzie e vive in una sorta di bamboleggiamento, supportato amorevolemente dalla moglie Mirella (Impacciatore). Genziano se n’è andato a Londra col nonno (Ferzetti), a trafficare con gli investimenti finanziari. Tra i fratelli c’è qualcosa di irrisolto, in profondità. È giallo ed è anche comico. Marcello, il defunto, ha lasciato una lettera nella quale esprime la volontà che le proprie ceneri siano trasportate a Scilla (Reggio Calabria), appunto là dove morì la moglie nell’incidente d’auto che vide coinvolti anche Mirko e Genziano. Il viaggio va fatto con la medesima auto, una Morgan spider, allora semidistrutta e poi da Marcello ricostruita pezzo per pezzo, anno dopo anno (18 anni). Genziano partecipa con riluttanza. Mirko è titubante. Partono con la Morgan resuscitata (non pensate alla Gran Torino di Kowalski, né Leo né Bonini sono Eastwood) e alla fine del viaggio tutto sarà cambiato, i loro nodi saranno sciolti, la loro vita potrà riprendere, ridimensionata,  rigenerata. Il nonno, intanto, avrà rivelato a Mirella ed a noi i segreti di quel lontano incidente. Il nipotino, figlio di Mirko e Mirella, avrà preso una certa confidenza con i temi della morte. Perfino una giovane viandante (Costantini) in cerca dell’amore perduto, incontrata dai due fratelli per le strade calabresi, si sarà resa utile alla sceneggiatura. E allora? Si capisce che l’intento di Leo e Bonini, bravi attori al debutto autoriale, sarebbe di non scherzare più di tanto.  Il concreto e l’astratto, il paradosso, l’assurdo e il verosimile si rincorrono in una giostra semimacabra. Lo spettatore attento e volenteroso coglierà varie indicazioni per lo studio dei caratteri e per la lettura psicoanalitica del loro sviluppo. Però il risultato artistico segna una prevalenza della macchietta. E i tempi delle sequenze sono quelli del nonno Ferzetti, molto più “ironico” che nell’Avventura di Antonioni, ma molto più “posato”.

Franco Pecori

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4 giugno 2010