La complessità del senso
20 09 2017

Triple agent

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Triple agent

Eric Rohmer, 2003

Serge Renko, Katerina Didaskalu, Cyrielle Claire, Grigori Manoukov, Emmanuel Salinger, Amanda Langlet.

 

Film-dialogo, questo è Rohmer, che si tratti del “Ginocchio di Clara” o della “Gentildonna e il duca”. L’istanza da cui parte il regista francese (uno dei maestri della Nouvelle Vague degli anni ’60) è sempre morale. Ciascuna inquadratura è una scelta non-aggressiva, dialettica, di messa-in-gioco dichiarata della propria onestà intellettuale, di artista. In tal senso, per apprezzare i suoi film non basta essere “esperti” di cinema, occorre godere di una buona “digestione” culturale. Qui Rohmer utilizza il genere spionaggio, sfumandolo ad una dimensione del tutto umana. E la storia che si impara, dei giorni e degli anni dopo la vittoria del Fronte Popolare in Francia (1936) – Russia “bianca”, regime sovietico, comunismo parigino, nazismo avanzante, guerra civile in Spagna – è connaturata col dramma soggettivo della verità, della menzogna, della reticenza, di un generale “bianco” emigrato dalla Russia, non rassegnato alla sconfitta ma neanche appiattito nelle “avventure di basso rango”. La sua anima è aggrovigliata nella certezza del dubbio e nell'”inutile” amore per la moglie. Come al solito, Rohmer chiede attenzione.

Franco Pecori

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3 giugno 2005