La complessità del senso
17 11 2017

Sono viva

film_sonovivaSono viva
Dino e Filippo Gentili, 2008
Fotografia Vittorio Omodei Zorini
Massimo De Santis, Guido Caprino, Giorgio Colangeli, Marcello Mazzarella, Vlad Toma, Giovanni Mezzogiorno.

Tipiche ambizioni da opera prima italiana. Fare un film da registi è decisamente diverso che scriverlo. Diciamo un’ovvietà per intenderci: pensate cosa sarebbe un film di Antonioni, per esempio La notte, girato da un altro regista. I fratelli Gentili, passano alla regìa dopo una sostanziosa esperienza nella sceneggiatura televisiva (Distretto di Polizia, Un prete tra noi, Capri, La scelta) e cinematografica (tra l’altro, per Roberto Faenza, Alla luce del sole, I giorni dell’abbandono). Sono viva lascia intravedere una base ideativa complessa, filosofica e sociologica, ben allineata con certe condizioni di vita attuali – una difficoltà nel precariato lavorativo e insieme un’  istanza vagamente spiritualistica volta al ripescaggio di valori interiori. Per non cadere nel didascalico e mantenre invece il racconto sul piano di una metaforizzazione non smaccatamente dichiarata, i registi finiscono però nello sfumare oltre misura i contorni del genere “noir” da cui dichiarano di partire. Affidano così il senso del film a spunti di una sospensione poetica, più indicata che realizzata. Dopo pochi minuti di proiezione si percepisce che la chiave interpretativa è in un “mistero” immateriale da scoprirsi man mano. Il trentenne Rocco (De Santis) non ha un lavoro fisso e accetta la proposta di un amico (Mazzarella), di sorvegliare per una notte la villa di un misterioso signore (Colangeli), il quale ha trasformato in camera ardente la stanza della sua giovane figlia morta di recente. Cominciata la strana veglia, si moltiplicano ingressi e uscite di altri personaggi di famiglia, in particolare il figlio maschio del padrone di casa (Caprino) sembra conoscere segreti importanti circa il rapporto suo e della sorella col padre. Non se ne esce, in quanto gli autori non mollano l’intenzione metaforica, tralasciando la concretezza dei riferimenti. Alla fine, vediamo Rocco decidersi a caricare in macchina il cadavere della ragazza. La trasporta poi a spalla fino in cima ad un colle dove si scopre un vasto panorama. Lì la seppellisce e in quel modo lei potrà dire di continuare ad essere viva. Dev’esservi anche un legame interno con la presenza, poco più che accennata, di un’altra ragazza (Mezzogiorno), dalla quale vediamo svilupparsi appena una certa simpatia verso Rocco. Chissà.

Franco Pecori

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28 maggio 2010