La complessità del senso
23 09 2017

The Last Station

film_thelaststationThe last station
Michael Hoffman, 2009
Fotografia Sebastian Edschmid
Helen Mirren (Sofya Tolstoy), Christopher Plummer (Leo Tolstoy), James McAvoy (Valentin Bulgakov), Paul Giamatti (Vladimir Chertkov), Anne-Marie Duff (Sasha Tolstoy)
Roma 2009, concorso. Helen Mirren Marc’Aurelio d’Argento alla migliore attrice

Dal best-seller L’ultima stazione di Jay Parini (1990), l’ultima parte della vita di Lev Tolstoj (Plummer), terminata per polmonite nel 1910 alla stazione di Astapovo. Convertito ad una religiosità cristiana utopica, lo scrittore russo (1928-1910)  mette in crisi il potere e la ricchezza della famiglia. Sotto l’influsso del discepolo Chertkov (Giamatti), aderisce al movimento pacifista, si fa povero e vegetariano. E dopo mezzo secolo di matrimonio se ne va da casa, lasciando la moglie. Sofja (Mirren) non ci sta e tenta in tutti i modi di frenare la “deriva” dell’amatissimo marito che vuole lasciare al popolo i diritti delle proprie opere. Fondamentalmente, Hoffman (Un giorno per caso, 1996, Sogno di una notte di mezza estate, 1998, Cani dell’altro mondo, 2003) predilige la storia d’amore tra Lev e Sofja, mettendo in primo piano la bravura dei due attori (impressionante la somiglianza di Plummer col vero Tolstoj), i quali danno dei due personaggi una versione colorita e a tratti bozzettistica. Quasi in parallelo, seguiamo la nascita di un altro amore, tra Valentin Bulgakov (McAvoy), assistente di Tolstoj, e la bella e spregiudicata Masha (Condon). Film “inutile” dal punto di vista del contenuto storico, ma di accettabile fattura nell’ambientazione.

Franco Pecori

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28 maggio 2010