La complessità del senso
23 09 2017

Piacere, sono un po’ incinta

film_piaceresonounpoincintaThe Back-Up Plan
Alan Poul, 2010
Fotografia Xavier Pérez Grobet
Jennifer Lopez, Alex O’Loughlin, Danneel Harris, Eric Christian Olsen, Anthony Anderson, Noureen DeWulf, Melissa McCarthy, Tom Bosley, Linda Lavin, Michaela Watkins, Adam Rose, Carlease Burke, Maribeth Monroe, Peggy Miley, Manos Gavras.

Inseminazione artificiale e innamoramento. Zoe (Lopez), orfanella un po’ cresciuta, non riesce a trovare l’uomo giusto. Ne ha frequentati centinaia, confessa, ma nessuno finora gli è sembrato degno di restare al suo fianco. Ormai, ad una certa età, sentendosi sempre più vogliosa di avere un figlio, decide per la banca del seme. E vedi un po’, proprio nel gran giorno dell’inseminazione, uscendo dall’ospedale e cercando un taxi, Zoe incontra l’uomo della sua vita, Stan (O’Loughlin, La musica nel cuore). Là per là ci litiga, per via che lui, bisognoso a sua volta del taxi, s’è infilato al volo nella stessa vettura di lei. Poi, man mano, le cose prenderanno la giusta piega. Ma i momenti di contraddizione, contrassegnati da altrettante gag, punteggeranno la commedia. A tratti anche divertente, la sceneggiatura dà spazio a figure rappresentate secondo tipicità e con sufficiente umorismo, per esempio la nonna di Zoe, fidanzata da 22 anni con il vecchio spasimante col quale non s’è mai decisa di convolare a nozze, o le sedute con il “Gruppo di madri nubili e fiere”, associazione che l’inseminata comincia a frequentare quando finalmente si accerta di essere incinta. Il fatto è che della stessa buona novella viene a sapere anche Stan e mentre Zoe si preoccupa del proprio fondoschiena un po’ deformato dalla gravidanza, l’uomo – produttore di formaggi, ha lasciato la scuola per dedicarsi all’impresa – si preoccupa dell’impegno anche economico che lo attende e che lo costringerà a tagliare il costo della scuola serale. Ma in sostanza, gag e piccole complicazioni a parte, il film vuol dire che sì, una maternità vale la pena di essere vissuta, anche col seme di uno sconosciuto; e si può affrontare anche il matrimonio con un bravo giovane il quale sa che per essere il padre dei propri figli dovrà aspettare un secondo turno. Chiave ingenua? Diciamo esibita con ferrea ingenuità e semplificazione del tratto narrativo. I protagonisti assecondano in pieno le intenzioni del regista.

Franco Pecori

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14 maggio 2010