La complessità del senso
17 10 2017

Cosa voglio di più

film_cosavogliodipiuCosa voglio di più
Silvio Soldini, 2010
Fotografia Ramiro Civita
Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Monica Nappo, Titiana Lepore, Sergio Solli, Gisella Burinato, Gigio Alberti, Fabio Troiano, Francesca Capelli, Danilo Finoli, Martina De Santis, Leonardo Nigro, Adriana De Guilmi, Mauro Marino, Raffaella Onesti, Clelia Piscitello, Ninni Bruschetta.

Dopo la proiezione per la stampa, nel chiacchiericcio generale, abbiamo colto al volo il commento secondo cui il succo di Cosa voglio di più sarebbe che, insomma, «oggi una persona normale ha l’amante». Detto così, il parere potrebbe equivalere ad un giudizio del film come di uno spettacolo di mediocre ovvietà, di scontato rispecchiamento sociologico minimale. E l’idea sembrerebbe poter essere rafforzata da una prima parte del racconto in cui l’abbozzo dei caratteri pare alquanto usuale, costruito su di un referente selezionato con puntigliosa annotazione di un certo dire/fare comune. Già ad apertura di film siamo “in media res”, Anna (Rohrwacher) e Alessio (Battiston) vengono svegliati in piena notte dall’urgenza di assistere un’amica nel momento del parto. Li vediamo umanissimi accorrere e subito entriamo nel quotidiano di una Milano periferica, lavorativa, sofferente per la crisi economica; ci troviamo immersi in un sociale imbevuto di standardizzazione, sulla modellistica di istanze comportamentali sofferte più che realmente volute. Lavori per la sopravvivenza, paghe e stipendiucci ridotti all’osso, desideri frustrati, divertimenti immiseriti; e amori ristretti nell’orizzonte “casalingo”, dominato da una cintura morale ancora chiusa sulle convenzioni della piccola tradizione ormai poco più che seminconsapevole. Per farla breve, saremmo nella solita commedia italiana “di costume”, magari un po’ meno approssimativa e meno volgare. Non colpirebbe più di tanto l'”improvvisa” attrazione dell’impiegata Anna per Domenico (Favino), un uomo che si arrangia con mille lavori. Alessio, il compagno di Anna, è così trasparente nella propria disponibilità affettiva da indurre presto a previsioni maliziose; e la vitalità di Domenico, la sua fisicità prorompente risalta al primo impatto con la “novità”, rispetto al non facile “tirare avanti” con la moglie Miriam (Saponangelo) e con i due figli.  Invece, per una sorta di feroce destino narrativo, la scintilla dell’incontro casuale produce un incendio neoromantico violento che presto s’incanala sui binari di un inusitato love-thriller. Qui si esalta la capacità di Soldini (Giorni e nuvole) di combinare gli elementi del racconto in un reticolo progressivo di istanze represse e di impellenze che vengono in primo piano, restando agganciate al contesto situazionale e tuttavia proiettate in una prospettiva di sacrosanta “fuga” emotiva verso risarcimenti sentimentali e anche erotici di cui il regista sembra volerci trasmettere l’attualità necessaria. Anna e Domenico vivono la loro avventura in una dimensione di suspence che non lascia margini di scelta neutrale. Cosciente dell’impegno chiesto allo spettatore, il regista scandisce la progressione con l’inserimento di punti di nero, momenti di rifiato utili al distacco indispensabile dalla materia e alla trasformazione del coinvolgimento in riflessione estetica. Ben altro da uno stucchevole “dibattito” sulla condizione di crisi dei nostri giorni. Come finirà l’amore sconvolgente tra i due protagonisti? La risposta che ciascuno potrà dare a suo piacimento sarà comunque meno interessante e senz’altro meno “teorica” della tensione prodotta dal loro rapporto così come lo abbiamo visto succedere durante il film. La bravura degli attori (tutti, anche gli interpreti dei ruoli “minori” che in Soldini minori non sono mai) non è affatto estranea all’ottimo risultato.

Franco Pecori

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30 aprile 2010