La complessità del senso
22 09 2017

Matrimoni e altri disastri

film_matrimoniealtridisastriMatrimoni e altri disastri
Nina di Majo, 2009
Fotografia Cesare Accetta
Margherita Buy, Fabio Volo, Luciana Littizzetto, Francesca Inaudi, Marisa Berenson, Mohammad Bakri, Massimo De Francovich, Italo Dall’Orto, Gianna Giachetti, Elisabetta Piccolomini, Stefano Abbati, Jarkko Pajunen, Antonio Petrocelli, Sergio Forconi, Laura Pestellini, Nicoletta Boris, Mehmet Gunsur, Lorenzo Caponetto, Danilo Nigrelli

Incuriositi dall’annuncio sbalorditivo della «svolta sexy» di Margherita Buy – «Aspettavo da anni questo momento» aveva commentato l’attrice prima dell’uscita del film – siamo corsi a vedere il terzo lungometraggio di Nina di Majo (Autunno, 1999, L’inverno, 2001). La Buy esibisce la solita bravura “nevrotica”, con la differenza che questa volta non resiste al fascino di Alessandro/Volo, il quale, la notte prima del proprio matrimonio con Beatrice (Inaudi), ubriaco e tutto vestito, si sovrappone senza enfasi alla “sorella” della sposa, Nanà/Buy appunto. Di essa vediamo di sfuggita una coscia. Niente paura: pochi secondi e via. L’attimo non-erotico è la conseguenza del fatto che i due “cognati” si sono dovuti frequentare nel compito della preparazione della lsita di nozze tra Alessandro e Beatrice (invenzione di una sceneggiatura instabile). Il momento culminante della commedia è comunque un altro e arriva quando Nanà scopre che Beatrice nacque non da suo padre ma da quello che in famiglia ha sempre sentito chiamare zio e che tuttora compone un segreto terzetto con Lucrezia (Berenson), madre “snaturata” e attrice forse troppo ambiziosa. Ma anche qui niente paura: lo sbigottimento della Buy dura pochi minuti. Il resto è raccontato principalmente dalla voce fuori campo della protagonista. Il testo si accolla così la responsabilità del filo logico dell’azione. Restando infatti al susseguirsi delle sequenze, avremmo poco più di un insieme di “figure”, rappresentative di un’intenzionale casistica sociologica ricavata – sembra – da una ricognizione sommaria sulla borghesia medio-alta localizzata in quel di Firenze. Dal punto di vista di una dinamica cinematografia, il film è fermo, le gag sono prevedibili con un anticipo di diversi secondi e insomma un ipotetico lavoro di découpage risulterebbe non poco improduttivo. Qualche rischio è prevedibile anche nell’eventuale utilizzo televisivo del film, visto che, per dirne una, la stessa Littizzetto, nel ruolo di amica della zitella Nanà, è ben lontana dalle brillantezze dimostrate in simpatiche trasmissioni d’intrattenimento.

Franco Pecori

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23 aprile 2010