La complessità del senso
17 12 2017

Morte di un presidente

film_deathofapresident.jpgDeath of a President
Gabriel Range, 2006
Hend Ayoub, Brian Boland, Becky Ann Baker, Robert Mangiardi, Jay Patterson, Jay Whittaker, Michael Reilly Burke, James Urbaniak.
 
“Tratto da una storia vera” ? C’è inflazione. Non basta più. Meglio “Tratto da una storia che sarà verà”.  Il prossimo 19 ottobre 2007, il presidente degli Stati Uniti d’America, George W. Bush, in un hotel di Chicago per una convention, viene ucciso a colpi di pistola mentre fuori migliaia di dimostranti gridano slogan e si scontrano con la polizia. Un “documentario” su un fatto non ancora accaduto. Insomma, qualsiasi cosa pur di guadagnare credibilità. Qui, il documentario come garanzia  di verosimiglianza (nel senso forte di “verità”). Avete simpatia per Bush e per la sua politica? Siete contrari a Bush? Questo “documentario” non sposterà neanche di un millimetro la vostra posizione, né risolverà alcun vostro ipotetico dubbio. Perché? Semplice. Il regista inglese Range, forse credendo di seguire la gloriosa  tradizione documentaristica della cinematografia britannica, si illude di ottenere un impatto di “verità” costruendo meccanicamente un oggetto che somigli a un documentario, mettendone insieme le componenti stereotipe, soprattutto ispirandosi al notiziario e all’inchiesta Tv. Il problema è il futuro. Al futuro, la forza del “documento” si attenua a vantaggio della forma drammatica. Si valorizza la “fiction”. E come fiction, il fatto che Bush verrà ucciso sa di propaganda. Dal punto di vista dell’informazione, del pro e del contro Bush, non ne sappiamo di più di quel che ci viene dagli slogan dei dimostranti o di quel che il presidente dice in uno dei suoi discorsi. Cose sentite e risentite. In teoria: messaggio quanto più probabile tanto meno informativo. Ridondanza. Resta dunque il cinema. Ma Range ha poca fiducia nella qualità del cinema. Punta piuttosto sulla credenza dell’obbiettività dell’obbiettivo, cioè sul documentario. E al di là di ogni suggestione, un documentario al futuro non può che essere, essenzialmente, fiction. E’ una delle ragioni per cui, nella seconda parte, dopo l'”uccisione” di Bush, prendendo con l”inchiesta dell’ Fbi la piega del “giallo”, il film diventa noioso. Si sente quella mancanza di fiducia. Ci viene inevitabilmente trasmessa.

Franco Pecori

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16 marzo 2007