La complessità del senso
24 09 2017

La vita è una cosa meravigliosa

film_lavitaeunacosameravigliosaLa vita è una cosa meravigliosa
Carlo Vanzina, 2010
Fotografia Carlo Tafani
Gigi Proietti, Vincenzo Salemme, Enrico Brignano, Nancy Brilli, Luisa Ranieri, Emanuele Bosi, Virginie Marsan, Orsetta De’ Rossi, Sebastiano Lo Monaco, Yuliya Mayarchuk, Armando De Razza, Frank Crudele, Maurizio Mattioli, Rodolfo Laganà, Vincenzo Crocitti, Carlo Fabiano, Anis Gharbi.

Da “Uno mattina” a Marzullo, viviamo scanditi così. E anche al cellulare. Molti sono intercettati. I più importanti possono trovarsi in casa cimici elettroniche. E  va bene, ironizziamo pure: la vita è una cosa meravigliosa. In ogni caso, giudicare una commedia italiana per il grado stavolta sopportabile di parolacce nel copione o per l’autenticità a-siliconide delle attrici sarebbe come dare il voto ad una partita dell’Inter in base alla quantità più o meno contenuta di “buu” del tifo avversario verso il nero Balotelli. Quindi vediamo meglio. Pare sia il momento del rientro disciplinato della cinecommedia nostrana nei binari ultrasicuri della “critica” del costume e cioè dei difetti italiani visti attraverso i destini della famiglia (Il figlio più piccolo, Mine vaganti, Happy family). I fratelli Vanzina (Enrico con Carlo è autore della sceneggiatura) non si sottraggono. Però se non è il cinepanettone, è il cineuovo. Contegno pasquale, nessuna risataccia sgangherata. S’avverte come una voglia di ricominciare dal punto più degno, che in questo caso è il primo, Vacanze di Natale, filmetto quasi perfetto, che in tempi d’impegno residuale autorizzò la ri-abilitazione del nostro cinema “leggero” dopo i ripensamenti sul disimpegno dei “maestri” (Monicelli, Risi, ecc.). Il film espone con chiarezza e mescola con cura gli ingredienti della torta, attraversando con garbata attenzione gli strati sociali e cercandone possibili denominatori comuni. Strada facendo, si incontrano presidenti di gruppi bancari (Salemme) e idraulici (Laganà), chirurghi (Proietti) e infermiere (Ranieri), mogli e figli più in alto e più in basso: tutto lascia intendere che, in fondo, il lavoro di “spionaggio” telefonico (Brignano) possa essere utile alla comprensione di questo mondo confuso e corrotto ma perdonabile. Qualche arresto non guasta l’armonia, tanto che alla fine Proietti trova anche il buon impulso purificatore e se ne va in Africa a curare la povera gente. E spera che in futuro suo figlio, studente di medicina, non continui a chiedergli di raccomandarlo per passare gli esami. Salemme, da parte sua, fa tesoro dei consigli della famosa pasta e sceglie la campagna. Rispettabile il cast. Ma specialmente il terzetto dei protagonisti, Proietti-Salemme-Brignano, è messo a dura prova dallo stile slow-food scelto dai Vanzina. Più di una volta le battute arrivano col preavviso e presuppongono tempi di reazione ultracomodi. Proietti, a momenti, è costretto a recitare “da fermo”.

Franco Pecori

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2 aprile 2010