La complessità del senso
24 09 2017

Mine vaganti

film_minevagantiMine vaganti
Ferzan Ozpetek, 2009
Fofografia Maurizio Calvesi
Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Ilaria Occhini, Elena Sofia Ricci, Bianca Nappi, Massimiliano Gallo, Daniele Pecci, Carolina Crescentini, Carmine Recano, Paola Minaccioni, Gianluca De Marchi, Mauro Bonaffini, Gea Martire, Giorgio Marchesi, Matteo Taranto, Giancarlo Montigelli, Crescenza Guarnieri, Emanuela Gabrieli.
Berlino 2010, Panorama Special. Nastri d’Argento 2010, commedia.

Fa ridere, ma prendiamola a piangere. Oppure no, scherziamoci su. Sembrerebbe la storia di uno strano suicidio. La nonna (Occhini) è golosa di dolci, la sua glicemia preoccupa in casa. È una donna dall’aria sofferta, vagamente ironica, mostra sapienza nei rapporti con i figli di suo figlio Vincenzo (Fantastichini), specialmente con il minore, Tommaso (Scamarcio): «Non farti mai dire dagli altri – ammonisce – chi devi amare e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre». Parole importanti, pesanti, di cui Tommaso, sensibile e intelligente qual’è, finirà per tenere conto. In ogni modo, il “segreto” che la nonna si porta dentro – verremo a conoscerlo durante il film e capiremo il senso della sequenza iniziale, tipo sogno/ricordo, con la nonna giovane sposa (Crescentini) in fuga e salvata non dall’uomo che veramente ama e amerà sempre – funziona da catalisi morale per i diversi aspetti ed esiti delle vicende che coinvolgono in vario modo tutta la famiglia in quel di Lecce. In superficie, il tema portante sembrerebbe l’omosessualità, tenuta nascosta dai due fratelli Tommaso e Antonio (Preziosi), per difendersi dai pregiudizi aggressivi e condizionanti, incarnati dal loro stesso padre. Tema alquanto ovvio ormai e perciò, forse, svolto virando con una certa insistenza la sceneggiatura (di Ozpetek e di Ivan Cotroneo) in direzione esplicitamente grottesca, ad un passo dalla macchietta suditaliana. Ma, entro questi limiti, il film rischierebbe di non tenere e di risolversi in una facile proposta ridanciana. Non immemore della propria ricerca di “sincerità” e di “coscienza” contemporanea, il regista de Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Saturno contro sembra più che mai alla caccia di un suo spettatore ideale da soddisfare. Accenna al dramma, piega verso il comico, attinge alla psicologia, si complica nell’intreccio e, insomma, non trova pace, oscillando dall’inizio alla fine in un’altalena di aspirazioni, tra realismo, colore e sociologia, intrigo e introspezione. Sicché è lo stesso progetto del film, nel suo realizzarsi così variegato, a configurarsi come “mina vagante”, al pari con i personaggi, con le loro aspirazioni, prigionie, frustrazioni, malinconie, ironie, sofferenze, speranze. La principale delle quali è di Tommaso. Lungi da lui la vocazione del pastaio, come invece vorrebbe il padre, titolare appunto di una fabbrica di pasta. Il giovane (giustamente sfumata l’interpretazione di Scamarcio) amerebbe scrivere romanzi e starsene a Roma, lontano dalle beghe aziendali e vicino al suo compagno Marco. Il problema è come dirlo in famiglia proprio mentre si delinea un conflitto con il fratello più grande, il quale all’improvviso decide di confessare lui la propria omosessualità. La speranza di Tommaso è infatti immersa in una situazione ambientale alquanto composita (c’è anche una zia ninfomane ben recitata da Elena Sofia Ricci), che fa pensare alla tradizionale commedia nostrana più “cattiva” e “severa” verso certi difetti della famiglia. Si sono fatti i nomi di Monicelli e di Germi. E però, resta distante il tocco artistico dei due grandi registi. Ozpetek pare preoccupato di rendere chiare le allusioni, lineari le battute, e continuamente aggiunge una “didascalia” al divertimento, una “spiegazione” alla complicanza, frena sul limitare della tragedia, spinge sui risvolti “leggeri”. Perfino il mistero si veste di virgolette, con l’attraente maschera di Alba (Grimaudo), ragazza che seduce senza sedurre, promette senza dire, allude alla possibile diversità senza intaccare davvero le certezze omosessuali di Tommaso. Un giorno tutti si apriranno a tutti? Lo vedremo in un film di Ozpetek?

Franco Pecori

Print Friendly

12 marzo 2010