La complessità del senso
23 11 2017

Alice in Wonderland

film_aliceinwonderlandAlice in Wonderland
Tim Burton, 2010
Fotografia Dariusz Wolski
Mia Wasikowska, Johnny Depp, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter, Michael Sheen, Alan Rickman, Stephen Fry, Crispin Glover, Noah Taylor, Marton Csokas, Matt Lucas, Eleanor Tomlinson, Lindsay Duncan, Frances de la Tour, Geraldine James, John Hopkins, Tim Pigott-Smith, Jemma Powell, Leo Bill, Eleanor Gecks.
Oscar 2011: Robert Stromberg, Karen O’Hara sgr. Colleen Atwood cost.

Essere o non essere Alice, that is the question. Ma quale Alice? Questa ragazza, sognatrice fin da piccolina, ora coltiva il dubbio, se continuare ad immergersi nel fantastico mondo delle meraviglie o se tornare in sé per essere un’adolescente “normale”. E tra poco una donna normale, visto che ha 19 anni e sta per sposarsi. Pubblicata nel 1865, la favola di Lewis Carroll – l’autore inglese poi la “prolungò” con Attraverso lo specchio (Through the Looking Glass and What Alice Found There, 1871) – viene riproposta da Tim Burton a 60 anni  dall’animazione targata Disney, con un intento introspettivo totalmente assente in quella prima grande versione cinematografica. Introspettivo e filosofico, anche pedagogico e politico, come non ci saremmo aspettati dal visionario (si dice così ormai) regista di Big Fish, La fabbrica di cioccolato, La sposa cadavere, Sweeney Todd. In chiusura, Alice, liberatasi dall’illusione della fantasia infantile, presa coscienza di sé giovane moderna e piantato in asso il promesso sposo cretino, parte addirittura per la Cina con l’intenzione pioneristica di stabilire contatti di scambio col paese dalle immense e nuove possibilità commerciali – non tralasciando di avvertire la vecchia zia zitella Imogene che non esiste alcun Principe Azzurro. Non è poco per un Burton e nemmeno per una Walt Disney. I personaggi dell’Alice originale, è vero, ci sono tutti: il Cappellaio Matto (Depp), la Regina Rossa (Bonham Carter), la Regina Bianca (Hathaway), il Fante di Cuori (Glover), Pinco Panco e Panco Pinco, Bianconiglio, Brucaliffo, Stregatto, e insomma la folla di esseri fantastici che abitano il Sottomondo visitato da Alice (Wasikowska); ma per quanto lo stile creativo del regista conservi i suoi tratti distintivi riconoscibili (il solito “gotico” oscuro e pur gradevole), emerge progressivamente dal racconto una voglia di attualità tematica che finisce per attenuare la carica inventiva. Diventa protagonista assoluto il dubbio di Alice e decisiva è la determinazione della ragazza ormai donna a non voler essere «l’Alice sbagliata». «Lo scelgo io il percorso», afferma con orgoglio. Sicché perfino il simpatico e matto ballo della “deliranza”, sigillo allegramente eversivo del Cappellaio contro lo status rigido della società vittoriana presa di mira da Carroll, evapora al dunque in un allegro guizzo istantaneo che riporta semplicemente alla giusta misura la spettacolare drammaticità dello scontro tra le due sorelle e tra i loro eserciti, rosso e bianco. Conferma il paradosso interno il contrasto tra meraviglie della fantasia e meraviglie del realismo tecnologico, dovuto all’effetto realtà del “RealD 3D”, nuova generazione del tridimensionale (il mago degli effetti è Ken Ralston): sembra di stare «dentro al film», si dice. Fantasia e realtà, that is the question.

Franco Pecori

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3 marzo 2010