La complessità del senso
18 10 2017

Bergamo Film Meeting 2010


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6-14 marzo 2010

 

Il festival viaggia tra le nuove tendenze del cinema contemporaneo e indaga con occhio critico il grande cinema del passato. In programma 80 film: un concorso internazionale di lungometraggi, opere inedite, omaggi e retrospettive, documentari, anteprime e cult movies, arricchiti da incontri con gli autori, mostre, arte, musica, feste e occasioni di divertimento.

 

Il programma dell’edizione 2010

 

MOSTRA CONCORSO
Luogo ideale per la scoperta di nuovi autori e nuove cinematografie, la Mostra Concorso propone 7 film di recente produzione di giovani autori europei, che concorrono al Premio Bergamo Film Meeting, assegnato dal pubblico del Festival. Tra i titoli scelti, segnaliamo Kenjac (Asino) del croato Antonio Nuic, già vincitore con la sua precedente opera, nel 2007, del secondo premio di Bergamo Film Meeting. Questa volta Nuic affronta una storia privata, un conflitto tra padre e figlio, alimentato da remoti segreti che riemergono in occasione di una riunione famigliare. Dal Portogallo giunge Efeitos Secundários (Effetti collaterali), opera prima di Paulo Rebelo, che narra l’incontro tra due solitudini al femminile, quello di una donna di mezz’età, vedova e trascurata dai figli ormai grandi, e una giovane sieropositiva, allontanata dalla famiglia e senza fissa dimora. E’ un anziano vedovo alle prese con i bilanci di una vita e di un passato doloroso, il protagonista del finlandese Thomas, primo film di Miika Soini, ritratto asciutto, ma anche tenero e ironico dell’età del tramonto. E ancora, un titolo italiano: La piccola A di Salvatore d’Alia e Giuliano Ricci, commedia sorprendente, nata dall’attività produttiva della Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano e dall’incontro con Lucia Vasini, che qui diventa protagonista di un’avventura al femminile, recuperando conoscenze di psicanalisi, teatroterapia e esperienze di umanità varia.

JEAN GABIN: UNA CERTA IDEA DI FRANCIA
Con questo omaggio Bergamo Film Meeting vuole raccontare uno degli attori più amati del cinema francese attraverso la visione dei film che meglio rappresentano le diverse fasi dei suoi ben quarantasei anni di carriera (dal 1930 al 1976), compiendo allo stesso tempo un viaggio entusiasmante nella storia del cinema d’oltralpe. Tre sono le anime di Gabin. Nella prima fase della sua carriera cinematografica è l’eroe romantico e tormentato, votato a un destino ineluttabile, interprete dei drammi sociali del realismo poetico cari a maestri come Julien Duvivier (Il bandito della Casbah, 1937), Jean Renoir (Verso la vita, 1936; L’angelo del male, 1938), Marcel Carné (Il porto delle nebbie, 1938; Alba tragica, 1939). Il secondo Gabin è un incanutito tombeur de femmes con non poche pennellate di amarezza e ambiguità (La vergine scaltra, 1950, di Marcel Carné; La follia di Roberta Donge, 1952, di Henri Decoin; La ragazza del peccato, 1958, di Claude Autant-Lara) – ma anche, a seconda dei casi, incisivo gangster o piedipiatti (Grisbì, 1954, di Jacques Becker; La grande razzia, 1955, di Henri Decoin). Il terzo Gabin, infine, è il sornione patron, completamente imbiancato e un po’ appesantito dalla bonne cuisine du pays (la cucina francese, quella vera di una volta). Un po’ misantropo, un po’ filosofo, un po’ disincantato, un po’ padre putativo, ma generoso e ironico: Aria di Parigi, 1954, di Marcel Carné, Quando torna l’inverno, 1962, di Henri Verneuil; Intrigo a Parigi, 1964, di Gilles Grangier. Lo stesso genere di patron che, sotto il segno di Simenon, incarna un grande Maigret (in tre film) e che diviene, tra l’altro, collega, amico, padrino per le generazioni di attori francesi a venire, come Lino Ventura, Alain Delon, Jean-Paul Belmondo, Gérard Depardieu.

LUCI E OMBRE: La Dark Lady
Se il genere noir ha avuto la sua massima fioritura nel cinema americano, tra gli anni ’40 e ’50, la Dark Lady ne è stata la sua regina. Stereotipo di una femminilità tanto seducente quanto traviante, in realtà la Dark Lady presenta sfumature più sottili, ambiguità più complesse. La sua centralità nella messa in scena e nella narrazione è fuori dubbio e funziona da specchio per fragilità, vigliaccherie e trasalimenti. La Dark Lady è quindi un motore di sentimenti, passioni, malvagità, cadute, delitti. Ma anche personalità forte, decisa a tutto, che va incontro al proprio destino, con orgoglio e consapevolezza: espressione del male, ma a suo modo anche angelo e giustiziere, che s’immerge nell’universo maschile e allo stesso tempo ne incrina il potere e la tracotanza, mettendone a nudo, di contro, le tante nevrosi, l’impotenza, l’ipocrisia. E, spesso, senza rinunciare al fascino, all’eleganza, a un erotismo tanto sfacciato quanto naturale, tanto seducente quanto inevitabile. Un personaggio forte, ma anche carico di tensione cui hanno dato il volto numerose dive del passato (da Rita Hayworth a Lana Turner, da Barbara Stanwyck a Kim Novak). Con la riproposta di una decina tra i più grandi classici del noir (tra cui La fiamma del peccato, 1944, di Billy Wilder; Laura, 1944, di Otto Preminger; La signora di Shanghai, 1947, di Orson Welles; Le catene della colpa, 1947, di Jacques Tourneur; Il postino suona sempre due volte, 1946, di Tay Garnett; La bestia umana, 1954, di Fritz Lang) Bergamo Film Meeting racconta ombre e luci di un “genere” – che diventerà poi, e lo è anche oggi, trasversale, impregnando tanto cinema americano ed europeo, ma non solo – e che trova sui volti e sui corpi della Dark Lady i tratti e le forme dove meglio giocare con l’inquietudine e il sospetto.

FANTAMARATONA
La figura della Dark Lady sarà protagonista anche della consueta maratona notturna del festival, tra le inquietudini e le tensioni di un B-Movie d’eccezione – Detour (1945) di Edgar G. Ulmer – e le incursioni nel fantastico de Il bacio della pantera (1942) di Jacques Tourneur.

ARIA FRESCA: Il NUOVO CINEMA UNGHERESE
Guardando alle produzioni e agli autori emersi in questi ultimi anni, si può parlare tranquillamente di una nuova onda del cinema ungherese. È la generazione degli anni ’70, in cui spiccano i nomi di György Pálfi, Ferenc Török, Gyula Nemes, ma dove si contano molti altri giovani alla loro opera prima o seconda, che si stanno facendo largo nei festival internazionali di tutto il mondo.

VISTI DA VICINO
Bergamo Film Meeting presenta una selezione di 15/20 film documentari tra corto e mediometraggi provenienti da tutto il mondo. Sono produzioni indipendenti che descrivono situazioni sociali, ambientali e antropologiche: la realtà è come un inesauribile serbatoio di narrazioni, cui l’occhio del regista si accosta come strumento attivo di ricerca e di scoperta, in rapporto dialettico con il visibile.

FONDO NINO ZUCCHELLI
CINEMA FINLANDESE: ANNI RIBELLI
Prosegue dal 2005 la collaborazione con il Fondo Zucchelli – una dotazione di circa 200 film provenienti dagli archivi della manifestazione cinematografica Gran Premio Bergamo Internazionale del film d’Arte e sull’Arte, donati alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e in deposito presso Lab 80 film. Il Gran Premio Bergamo negli anni seppe intercettare cinematografie poco conosciute e comunque non visibili nel circuito distributivo italiano. È il caso, ad esempio, della cinematografia finlandese, sulla quale Bergamo Film Meeting si concentra quest’anno, con due film che appartengono al Fondo: Pilvilinna (Il castello dei sogni) di Sakari Rimminen e Laukaus Tehtalla di Erkko Kivikoski. Entrambi sono stati realizzati all’inizio degli anni ’70, una stagione che, dopo l’esperienza del ’68, conosce i fenomeni giovanili del ribellismo, del rifiuto del mondo famigliare, della liberazione sessuale, delle tensioni nelle fabbriche, della violenza contro le istituzioni. I due film raccontano storie di disagio e di smarrimento e rappresentano con efficacia il clima di cambiamento sociale e antropologico di quegli “anni difficili”.

Previste anche alcune anteprime, tra le quali Un sogno serio di Andrea Pellizzer, che segue l’impresa della società calcistica dell’AlbinoLeffe, iscritta al campionato cadetto nella stagione calcistica 2007/08, e per poco non approdata alla Serie A. Il film cerca di raccontare, attraverso un mosaico di storie umane, la vibrante realtà di un piccolo paese della Val Seriana, tra sogni, desideri e speranze.

Completano l’edizione 2010 una finestra sul progetto di distribuzione Avanti!, anteprime, cult-movies, classici restaurati, incontri con gli autori, aperitivi e sorprese.

(3 marzo 2010)

 

I PREMI

PRIMO PREMIO BERGAMO FILM MEETING
Thomas
di Miika Soini (Finlandia 2008, 73′)
Con: Lasse Pöysti, Mauri Heikkilä, Visa Koiso-Kanttila

Nell’autunno della sua vita, Thomas conduce un’esistenza semplice, isolato nel suo appartamento seminterrato, dove gli fanno compagnia una radio, una scacchiera e una foto della moglie. Non si avventura spesso all’aperto e quando lo fa, il mondo esterno gli rammenta la sua età avanzata, la sua solitudine e ricordi che preferirebbe dimenticare. Ha la sensazione di vivere una storia senza fine e per poterla concludere, Thomas deve affrontare il suo passato.

SECONDO PREMIO BERGAMO FILM MEETING
La piccola A / Little-a
di Salvatore D’Alia e Giuliano Ricci (Italia, 2009, 80’)
Con: Lucia Vasini, Giancarlo Previati, Nicoletta Ramorino, Paolo Rossi

Antonia è sempre mossa dal desiderio di compiacere gli altri. Accetta la presenza ingombrante di una madre che, nonostante l’età, ha trovato un fidanzato più giovane; sopporta l’ex marito che le riversa addosso i suoi problemi; è perseguitata da Caterina – ex del suo ex – che frequenta uno dei suoi seminari per casalinghe depresse. Il suo lavoro con i pazienti del Day Hospital psichiatrico rappresenta l’unico momento di auto-realizzazione. Riuscirà Antonia a dare finalmente spazio ai propri desideri?

TERZO PREMIO DI BERGAMO FILM MEETING
Kenjac / Donkey / Somaro
di Antonio Nui? (Croazia, Bosnia Herzegovina, Gb , Serbia 2009, 90′)
Con: Nebojsa Glogovac, Natasa Janjic, Ljubo Kapor

È il 1995. L’estate in cui ha avuto luogo l’operazione “Storm”. Dopo sette anni Boro, insieme alla moglie Jasna e al figlio Luka, torna a Drinovci, in Herzegovina, il suo villaggio natale. Boro litiga di continuo con Jasna, e non rivolge la parola al padre, Paško, che ritiene responsabile della morte della madre. Con la “complicità” di un asino, la vicenda prenderà una piega inaspettata.

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14 marzo 2010