La complessità del senso
20 11 2017

È complicato

film_ecomplicatoIt’s Complicated
Nancy Meyers, 2009
Fotografia John Toll
Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin, John Krasinski, Hunter Parrish, Lake Bell, Daryl Sabara, James Patrick Stuart, Zoe Kazan, Blanchard Ryan, Robert Curtis-Brown, Michael Rivera, Caitlin Fitzgerald, Peter Mackenzie, Rosalie Ward, Emily Kinney, Emjay Anthony, Sean Hamrin, Stefanie Bari.

Finezze all’ingrosso. Una collina residenziale a Santa Barbara, California. Case bellissime immerse nel verde, automobili di lusso, avvocati, architetti, matrimoni, divorzi. Rispettosa dell’ambiente, Nancy Meyers (Quello che le donne vogliono, Tutto può succedere, L’amore non va in vacanza) ha scritto, diretto e prodotto una sofisticata ricognizione di un universo che in pochi conoscono veramente ma in moltissimi amano immaginare. Immedesimarsi nella situazione dei tre personaggi, Jane/Streep, Jake/Baldwin e Adam/Martin, non è difficile e non è certo compromettente. Tutto fila liscio dall’inizio alla fine, sul filo di un dubbio sistematico che non lascia molto spazio al… dubbio. Qui è la consolazione pronta all’uso. Jane, donna matura e affascinante, da dieci anni è divorziata da Jake, professionista senza problemi di status. Hanno tre figli grandi, sfoggiano manifesta “simpatia” ogni volta che, sia pure con qualche fastidio, si incontrano, trovano che le loro sopraggiunte diversità non siano più, ormai, che normale amministrazione – lui è risposato con una donna più giovane ed ha in casa un bambino piccolo che gli crea qualche problemino, lei ha superato il malessere post-divorzio e,  quanto a sesso, si trova al limite della «vaginoplastica», come confessa alle amiche in salotto raccontando del lungo digiuno. Mentre ancora prosegue la non breve parte introduttiva (quasi un film compiuto), cogliamo Jane alle prese con il progetto di ristrutturazione della sua bellissima casa. Un architetto di alto livello le sta preparando una grande cucina attrezzata, degna della passione della signora per la pasticceria artigianale – come dimostra il grande laboratorio di cui è proprietaria e che dirige con successo. Adam, l’architetto, ha tutta l’aria di non volersi limitare, in un prossimo futuro, al puro rapporto professionale. E qui è un lato della complicanza. Scontenta e affamata non solo di dolci, vitale e prestante, Jane (Streep sempre in gran forma) si  districa con abilità nell’intreccio ragionevole e istintivo,  passionale e  determinato – Jake (l’altro lato) insiste molto per ricongiungere i fili di un rapporto forse mai del tutto chiuso ed ora riacceso.  La sostanza è che la donna è di un’altra categoria rispetto ai due pretendenti, i quali si dimostrano, per un verso o per l’altro, inadeguati. Il problema della “normalizzazione” resta nel sottofondo. A tratti, sembra non riuscire a soffocare del tutto l’istanza di riscatto personale che Jane avverte come una “complicata” tentazione.  Ma  nel complesso, non si va oltre una serie infinita di smorfie e ammiccamenti, repertorio della commedia americana classica. Ed è questo, alla fine, il lato prevalente e consolatorio, che tutto si risolva in una complessità solo apparente. Molte finezze, ma grande semplicità.

Franco Pecori

Print Friendly

19 marzo 2010