La complessità del senso
20 11 2017

Match point

film_match_point.jpgMatch point
Woody Allen, 2005
Brian Cox, Matthew Goode, Scarlett Johansson, Emily Mortimer,
 Jonathan Rhys Meyers, Penelope Wilton.

Si potrebbe dire che questo film parla un “inglese perfetto”. La snobberia di Allen, che per certi versi è una delle principali qualità (esibite) dell’autore, si identifica perfettamente con la sfida che quella palla da tennis, rimbalzando sulla rete, per un attimo eterno lancia alla vita, alla vita del match e, per metafora, alla vita dei personaggi e del film. Sul filo di questo paradosso, della sorte appesa al “rimbalzo” fortunato, si gioca anche il senso estetico del regista, misurato ed estremo. In una Londra discreta e tenue si muovono ricchi borghesi in club esclusivi. Tra di loro, due corpi estranei: un giovane irlandese, povero che vuole salire, e un’americana sensuale, aspirante attrice senza talento. La loro attrazione li porterà ai limiti del baratro. Ovvio l’intreccio, hitchcockiano il modo di risolverlo. A rimbalzare sulla parte alta della rete, alla fine, sarà un oggettino inaspettato, simbolico, degno di uno zoom alla Ejzenstein (sì, quello della Corazzata Potemkin). Non insignificante, per lo snob, l’amore del giovane rampante per la lirica, che fa della colonna sonora tutto un fruscio di vecchi dischi.

Franco Pecori

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13 gennaio 2006