La complessità del senso
16 12 2017

L’amante inglese

film_lamanteinglesePartir
Catherine Corsini, 2009
Fotografia Agnès Godard
Kristin Scott Thomas, Sergi Lopez, Yvan Attal, Bernard Blancan, Aladin Reibel, Alexandre Vidal, Daisy Broom, Berta Esquirol, Gerards Lartigau.

La signora borghese che s’innamora del proletario. L’interpretazione beffarda e sprezzante è del marito “tradito”. Medico e ben piazzato nel contesto sociale, Samuel (Attal) offre alla moglie inglese Suzanne (Scott Thomas) una vita agiata a Nîmes, nel sud della Francia. La reazione alla sincerità della donna che gli confessa la “novità” impedisce all’uomo di avere della situazione un quadro che vada oltre la stretta contingenza e sappia considerare gli aspetti di una crisi non proprio superficiale. Ma in un certo senso il comportamento di Samuel è del tutto lineare e prevedibile, appartiene alla sua mentalità ed è proprio un indice dell’esplosione improvvisa, affettiva ed erotica, di Suzanne. Arrivano in casa degli operai per alcune ristrutturazioni. Lo spagnolo Ivan (Lopez) trasmette una contenuta quanto irresistibile simpatia. La avvertiamo noi come l’avverte la protagonista. Due mondi diversi stanno per toccarsi. Un “incidente” renderà concreta l’occasione. Interviene quindi la bravura della regista francese – già apprezzata più volte a Cannes e specialmente nel 2000 per La répétition – L’altro amore e poi alla Festa internazionale di Roma del 2006 per Les ambitieux – nel costruire in maniera ben articolata l’altra faccia del dramma. Sì, per paradosso, l’evolversi tutt’altro che superficiale della passione di Suzanne e Ivan porta, alla fine, a definire con ineluttabile chiarezza il destino di Samuel. Premonitore è lo sparo con cui si apre il film e che, a quel punto, percepiamo come del tutto misterioso. A chiusura del racconto capiremo. La straordinaria prova di Kristin Scott Thomas, sulla cui maschera si avverte il respiro d’una meravigliosa confluenza di sensibilità e di cultura cinematografica – inglese l’attrice, francese la regista –  ci rende partecipi della progressiva angoscia prodotta da un rapporto segnato in negativo dalla condizione in cui è racchiuso. L’assenza di prospettiva è appunto data dall’opprimente presenza di quel marito tradito. E la conclusione tragica rivelerà la portata “obbiettiva” della storia, che non è una semplice storia romantica, come non lo erano quelle di Anna Karenina e di Emma Bovary, citate da Catherine Corsini in un’intervista. Non a caso il titolo originale del film, Partir, segnala un’istanza di “fuga” liberatoria, ben oltre l’amore.

Franco Pecori

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5 marzo 2010