La complessità del senso
20 09 2017

Il concerto

film_ilconcertoLe concert
Radu Mihaileanu, 2009
Fotografia Laurent Dailland
Alexeï Guskov, Dmitry Nazarov, Mélanie Laurent, François Berleand, Miou Miou, Valeri Barinov, Anna Kamenkova Pavlova, Lionel Abelanski, Alexander Komissarov, Ramzy.

?ajkovskij con singhiozzo. E prima, molta ironia per elefanti contro il comunismo sovietico d’epoca Brežneviana e contro le più attuali manifestazioni di volgarità dei nuovi emergenti (o riemergenti) russi. Molta simpatia per gli ebrei e i gitani dentro una storia simbolica, un po’ romantica e un po’ ideologica. Se si attende l’ultima parte del film, si può ascoltare l’emozionante Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, composto nel 1878. È il momento della rivincita del grande maestro Andreï Filipov (Guskov) sull’umiliazione e l’epurazione subita trent’anni prima per non aver voluto mettere da parte i componenti ebrei dell’orchestra del Bolshoi da lui diretta. Il comunismo ha ridotto Filipov a uomo delle pulizie, ma egli sa vendicarsi. L’occasione gli è data da un fax intercettato casualmente. Il Théâtre du Châtelet invita a Parigi l’orchestra russa per un concerto e Andreï organizza la sostituzione all’insaputa del Bolshoi. A Parigi andrà lui con i suoi orchestrali di una volta e con la violinista Anne-Marie Jacquet (Laurent). Filipov ritiene indispensabile la partecipazione della famosa solista, capiremo il perché appunto nel finale, durante la commovente sequenza dell’esecuzione di ?ajkovskij (in realtà, a suonare è l’Orchestra sinfonica di Budapest con la violinista Sarah Nemtanu). Per Mihaileanu si è più volte parlato di Lubitsch, ma la finezza dell’autore di Vogliamo vivere, Il cielo può attendere, La signora in ermellino è francamente imparagonabile.  Il regista romeno, fattosi conoscere a Venezia nel 1998 con Train de vie (Un treno per vivere), era piaciuto al pubblico di Berlino nel 2005 con Va, vis et deviens (Vai e vivrai), tenera e tragica storia dell’esodo del 1984 degli ebrei dall’Etiopia. Qui si lascia andare ad una metafora alquanto scontata sul senso “universale” della musica e sul valore del rapporto uno-molti, tra direttore e orchestra. Il «vero comunismo», dice Filipov. Vera comicità non c’è. Piuttosto sarcasmo a piena voce. E la musica di ?ajkovskij (con lacrime) per gli appassionati. Il concerto è stato presentato in anteprima fuori concorso al Festival di Roma 2009.

Franco Pecori

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5 febbraio 2010