La complessità del senso
20 09 2017

An education

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Lone Scherfig, 2009
Fotografia John De Borman
Peter Sargaard, Carey Mulligan, Alfred Molina, Dominic Cooper, Rosamund Pike, Cara Seymour, Olivia Williams, Sally Hawkins, Emma Thompson.

Studiare o non studiare? Stare sui libri di latino per ottenere il punteggio che aprirà le porte di Oxford, rinunciando  così alle attrattive di una vita divertente, ai piaceri della gioventù non secchiona, alla musica non classica, ai corteggiatori timidi ben accetti a papà? Nel 1961, a sedici anni, una ragazza di buona famiglia inglese simile interrogativo se lo poneva con molta probabilità. Specie se intelligente e carina. Perseverare col violoncello o prestare orecchio a Jacques Brel, a Juliette Greco e sognare la Parigi esistenzialista e il jazz?  Jenny (Carey Mulligan) vive nel quartiere londinese di Twickenham. Suo padre ha la faccia di Alfred Molina, rigido educatore ma pronto a tutto pur di sistemare la figlia, al di là – molto al di là – dei discorsi serissimi che gli tocca propinare alla moglie e alla ragazzina. La quale non è poi così “infante”, come le professoresse vorrebbero che fossero lei e le compagne di scuola. Infatti, in un giorno di pioggia intensa, tornando a casa, Jenny accetta un passaggio in macchina da David (Peter Sargaard). Un uomo fatto. Storia romantica? Nessuno ci pensa. Siamo alla trasgressione. Composta, inglese. Ma trasgressione. David è uno che ci sa fare, sa vivere, ha disponibilità (vedremo come) per offrire alla giovane brillanti intrattenimenti. Niente a che vedere con la noia dei sani princìpi. Come se nulla fosse, la invita a cena e poi nientemeno che a Parigi, superando gli ostacoli della buona creanza con approcci sempre più spiritosi e diretti verso il genitore (la madre di Jenny non c’è bisogno di conquistarla). Ma sì, va a finire che se David la chiederà in sposa, ciao Oxford. Però non è così semplice. Ve ne accorgerete nel sottofinale. Proprio mentre stavate godendovi la trasgressione all’inglese, una sorpresa sgradita vi riporterà al senso comune e tutto sarà sistemato a dovere. La regista danese (scuola Von Trier, Italiano per principianti, 2000) critica con finezza la chiusura morale di un’Inghilterra rigida e poco sincera. La protagonista mantiene con bravura il tono della ribellione contenuta ma “irrinunciabile”. I duetti di David/Sargaard con Molina sono spassosi. Emma Thompson è una preside perfetta, implacabile. Sally Hawkins sfodera con giusta misura l’umanità dell’insegnante dura e comprensiva. Ma il brivido contestatario è al passato, si offre allo spettatore sul filo di un paradosso accomodante, dato il finale. L’analogia con l’attualità richiede applicazione.

Franco Pecori

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5 febbraio 2010