La complessità del senso
26 09 2017

La famiglia omicidi

film_la_famiglia_omicidi1.jpgKeeping mum
Niall Johnson, 2005
Rowan Atkinson, Kristin Scott Thomas, Maggie Smith, Patrick Swayze.

 Occhi al baule. Trattato con umorismo, si rivelerà oggetto interessante. E’ merce rara e perciò anche più apprezzabile la feroce leggerezza con cui si può svolgere al cinema un tema complesso come quello dei rapporti in una “normale” famiglia inglese. Siamo in un piccolo villaggio rurale di 57 anime. Figura centrale il parroco, Walter Goodfellow (un perfetto Atkinson). Ossessionato dal dovere di prete e dimentico dei doveri coniugali, Walter non si accorge che la moglie Gloria (Scott  Thomas) è a rischio tentazione. Dicevamo il baule. Ad apertura di film, lo porta con sé, in treno, una giovane viaggiatrice. Ma dato che perde sangue, il baule, la ragazza è attesa da una pausa in carcere. Vuoi vedere che, 43 anni dopo, l’anziana governante che arriva a casa Goodfellow ha qualcosa a che vedere con quel baule? Di certo Grace (Smith) ne ha uno molto simile e lo piazza in fondo al letto. Ci sa fare, Grace. Ha un metodo molto pratico per sistemare tutti i problemi della famiglia. Sembra voler bene specialmente a Gloria, che non si merita la corte di Lance (Swayze), volgarotto americano. Ma il vero “miracolo” sarà il risveglio dei sensi in Walter.

Franco Pecori

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14 aprile 2006