La complessità del senso
18 12 2017

La prima cosa bella

film_laprimacosabellaLa prima cosa bella
Paolo Virzì, 2009
Fotografia Nicola Pecorini
Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Marco Messeri, Aurora Frasca, Giacomo Bibbiani, Giulia Burgalassi, Francesco Rapalino, Isabella Cecchi, Sergio Albelli, Fabrizia Sacchi, Michele Crestacci, Roberto Rondelli, Isabelle Adriani, Paolo Giommarelli, Giorgio Algranti.
Nastri d’Argento 2010: Paolo Virzì reg.

Ci siamo. Su Mastandrea più nessun dubbio. L’arte di far capire tutto senza fare “niente” si esprime finalmente nella sua compiutezza. Il ruolo di Bruno, bambino (bravo il piccolo Giacomo Bibbiani) turbato dalle “leggerezze” di una mamma passionale e frivola, amante della vita e ingenua, e poi figlio in cerca di maturità, comprensivo, compresso, resistente alle lusinghe dell’ovvio, estenuato dalla gioiosa insistenza della donna che perfino sul letto di morte lo costringe a cantare con lei e con la sorella Valeria (una convincente, dinamica e sentimentale Claudia Pandolfi) la canzone di sempre, dell’infanzia e della giovinezza – La prima cosa bella, appunto – è al centro del racconto patetico, ironico, filosofico, psicologico e storico che Virzì ha portato sullo schermo con spudoratezza d’artista. Il regista livornese, s’immerge nell’humus della sua città e vi attinge lo spirito di famiglia per un quadro semplice in apparenza ma profondo e complesso, vero oltre la commedia e comico oltre il dramma, insomma realistico nel senso proprio del cinema italiano. È uno sguardo, il suo, capace di comporre e scomporre una vicenda che dura decenni (si parte dal 1971) e sembra non concludersi mai, tanto appartiene ai personaggi in maniera non generica, tanto ne rispetta il  carattere, il comportamento, il modo di crescere e di affrontare le situazioni intime e le diverse fasi della vita. Anna, la madre di Bruno, è una Stefania Sandrelli tornata in sé, uscita dalle “particine” di riferimento e del tutto credibile nella difficile prova (l’aiuta efficacemente Micaela Ramazzotti, rappresentandone la fase dell’arrendevole generosità giovanile) della malata terminale che non si arrende alla tristezza e vive fino all’ultimo istante amando e sorridento affettuosa a tutti quelli che le hanno voluto bene. È un film intimo, toccante, che pure ci riguarda tutti, le generazioni, il paese, il trascorrere del tempo senza che in sostanza nulla sembri mutare. Si sorride e ci si commuove con rispetto partecipando alla storia insieme ai personaggi (tutti all’altezza gli attori, da Sergio Albelli a Marco Messeri) e portandosi dentro, alla fine, lo spirito sincero di un autore che si mette in gioco ancora con passione, nel solco principale del nostro cinema.

Franco Pecori

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15 gennaio 2010