La complessità del senso
20 11 2017

Little Miss Sunshine

film_littlemisssunshine.jpgLittle Miss Sunshine
Jonathan Dayton, Valerie Faris
Greg Kinnear, Toni Collette, Alan Arkin, Steve Carell, Abigail Breslin, Paul Dano.

Scritto “a matita”. Nessuna ferocia. Sarcasmo vagamente buonista. Ma non così “leggero” da perdere tutta l’efficacia di una visione critica.  Nel mirino un certo perbenismo della società americana e una concezione della vita sbilanciata verso il mito dei “vincenti”. Il test è individuato nella famiglia Hoover, di medio livello, còlta nel momento fatidico in cui si raggrumano le contraddizioni dei singoli componenti, come a un crocicchio fatale. La coppia di registi (buon successo al Sundance e a Locarno) mostra di saper osservare con spirito non distruttivo alcuni difetti molto comuni del vivere quotidiano, intriso di nevrosi per lo più massmediologiche. E non a caso , l’ “analisi” prende il via da Olive (Breslin), 7 anni, la più piccola di casa Hoover, che guarda la Tv e vuole partecipare al concorso di Piccola Miss California. Il padre, Richard (Kinnear), tutto d’un pezzo, l’ avverte : “Non ha senso andare a un concorso se non sei sicura di vincerlo!”. E solo dopo che la piccola ha confermato la propria determinazone, ordina: “Allora andiamo in California”. Richard ha puntato tutto su un suo progetto di promozione, un “Programma in 9 passi” per “lasciarsi alle spalle l’abitudine di perdere”. Non gli andrà bene, ma per il momento parte per il mitico viaggio, con moglie (Sheryl/Collette), due figli, cognato e anziano padre, tutti sul pulmino sgangherato che ha bisogno di essere avviato a spinta. Il nonno (Arkin) è il più “simpatico”. Espulso dalla casa di riposo per uso di stupefacenti, non smette di manifestare la sua concezione libertaria, rivolgendosi all’ adolescente Dwayne (Dano) – odia tutti, non parla, sogna l’accademia aeronautica ma è daltonico – e dando a Olive suggerimenti “perversi” per l’esibizione in California. Frank, fratello di Sheryl, farebbe volentieri a meno di esserci, gay, studioso di Proust e appena uscito da una grave depressione. Sheryl, apparentemente la più “innocua”, è il cuscinetto salvagente, madre di famiglia. In sostanza, uno scherzo bonario che non cambierebbe il destino di alcuno degli Hoover. Ma nel finale, la sfilata (vera) delle piccole aspiranti miss è raccapricciante. E non c’è umorismo che tenga.

Franco Pecori

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22 settembre 2006