La complessità del senso
19 11 2017

A single man

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Tom Ford, 2009
Fotografia Eduard Grau
Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Cortajena, Paulette Lamori, Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler, Aaron Sanders.

Sensibile, un po’ estetizzante. La bravura di Colin Firth e Julianne Moore riscatta l’esercizio tematico del regista debuttante (ma di gran nome nel mondo della moda, Gucci, Saint Laurent e via dicendo) e trasforma la convenzionale questione della solitudine e dell’omosessualità  in un credibile e a tratti emozionante incontro di anime. Sono gli anni ’60 – Sessantotto ancora lontano.  George/Firth, professore universitario, tiene lezioni sulla paura. Ha subìto la perdita del compagno e sente che non gli sarà facile, da gay e da persona cosciente del contesto, sopravvivere senza una vera vicinanza affettiva. Con abili e spiritosi tocchi ambientali, Ford definisce gustosamente il vicinato e la mentalità di riferimento. Uno studente (Hoult) si avvicina al professore, scoprendo in sé una qualche speciale tendenza. George quasi gli cede, si concede con lui un bagno “pazzo” nel mare argentato dalla luna. Ma la “salvezza” è lontana. Lo capiamo quando, una sera, George e Charley/Moore passano un’ora in casa, aggrappati all’impossibile. Mangiano, chiacchierano, bevono, ballano uno strepitoso twist. Lei in un solo minuto racconta una storia di sé fatta di ardori inconfessati e di amare delusioni, aggancia l’amico in un corpo-a corpo disperato e sarcastico. È un momento di poesia travolgente, reso possibile dall’indimenticata protagonista di Lontano dal Paradiso (Haynes, 2002). Per il resto, Ford lascia intendere buone possibilità autoriali, al di là dell’eleganza dello stile.

Franco Pecori

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15 gennaio 2010