La complessità del senso
24 09 2017

Bubble

film_bubble.jpgBubble
Steven Soderbergh, 2005
Debbie Doebereiner, Dustin James Ashley, Misty Dawn Wilkins.

 Giallo d’ambiente. Giallo nel doppio senso, del risvolto della storia nella seconda parte – mentre la prima sembrava “semplice”, “documentaria” perfino in modo provocatorio – e della sottile suspense generale che, dall’inizio, proviene dallo sguardo “neutro” del regista sulle cose e sulle persone – un “disinteresse” che insospettisce. Un puro Soderbergh, insomma. Quanto all'”ambiente”, sempre sul filo di un doppio senso, è il vero protagonista del film: attori “veri” in una fabbrica di bambole dell’Ohio vivono in un “vuoto” perfettamente letterario. E veniamo al titolo. “Bubble” è bolla. Bolla di memoria, in questo caso. La memoria è di Martha, operaia di mezza età, grassa e dagli occhi vispi. S’innamora e s’arrabbia, tutto dentro di sé, fino a cancellarsi. Le piacerebbe Kyle, operaio giovane, ma come osare? E arriva anche Rose, neoassunta, carina, ragazza madre. I giorni vanno via, svaniscono nel “nulla” dei turni di lavoro e delle sere squallide. Poi l’omicidio. E tutto cambia. Il mistero delle cose si stringe nella mente di Martha. E la sorprende: “Oh, mio Dio!”. Bolla. Sottile e un po’ snob, il cinema di Soderbergh. Vive di “arte” e di genere, in una estenuante sfida dell’ovvio.

Franco Pecori

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12 maggio 2006