La complessità del senso
19 09 2017

Il mio amico Eric

film_ilmioamicoericLooking for Eric
Ken Loach, 2009
Fotografia Barry Ackroyd
Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns, Stefan Gumbs, Lucy-Jo Hudson, John Henshaw.

Un Loach “leggero”? Ma no. Il calcio è una cosa serissima e non c’è bisogno di sottolinearlo. L’uso che il regista inglese fa della relativa mitologia, il tono da commedia tra privato e sociale, è appunto ancora una volta la dimostrazione della capacità di Loach di comprendere la vita guardandola dal basso, mantenendo lo sguardo a livello del terreno… di gioco. Questo non significa affatto che la storia del postino Eric/Evets e del suo “amico” calciatore, Eric Cantona – idolo dei tifosi del Manchester United – sia una storia terra-terra. E meno che mai lo è il film, nello stile e nell’organizzazione del contenuto. Certo Loach si esprime con umorismo, ma come non sorridere di fronte ai paradossi della passione per il pallone. E mentre si sorride, non si può nemmeno restare indifferenti alle pene amorose, intime, del tifoso che a stento riesce a coniugare la tristezza per la separazione dalla sempre amata Lily/Bishop (lasciata andare ormai molti anni fa e incontrata di nuovo per un problema di baby sitter) con la gioia per l’improvvisa materializzazione dell’eroe del gol, proprio quello che finora lo guardava dal poster accanto al suo letto. Cantona è un “angelo custode” che si prende in giro, ma scherzando dice la verità e, da vero amico, aiuta Eric a titarsi fuori dalle crescenti difficoltà quotidiane, a sconfiggere gli attacchi di panico, a vincere finalmente la propria partita. Due ragazzi adolescenti e ribelli, non suoi ma di Chrissie, la seconda moglie che ha pensato bene di lasciarlo solo a curare la “famiglia”, il disordine della casa ormai irrimediabile ed ora la piccola della figlia di Lily, neo-mamma alle prese con gli esami al college. Meno male che c’è il calcio. Ossia ci sono gli amici del lavoro, dello stadio e delle trasferte e c’è Cantona, il campione intelligente, il calciatore che sa trarre dal successo personale la lezione per stare al mondo. Con leggerezza apparente la trasmette ad Eric. È qui che il film, senza darlo a vedere, sale di tono, nell’impercettibile delicatezza del trasferimento.

Franco Pecori

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4 dicembre 2009