La complessità del senso
18 12 2017

Fur: Un ritratto immaginario di Diane Arbus

film_fur.jpgFur: An Imaginary Portrait of Diane Arbus
Steven Shainberg, 2006
Nicole Kidman, Robert Downey Jr., Ty Burrell, Jane Alexander, Harris Yulin

Più lontano. Ancora più “Lontano dal Paradiso”. Ricordate la Cathy (Julianne Moore, Coppa Volpi a Venezia 2002) del film di Todd Haynes? Se per quella “casalinga” del Connecticut ’57 il “Paradiso” del quieto vivere familiare era in realtà una falsa utopia perfettamente mancata, anche più distante appare il conformismo in cui è cresciuta Diane Arbus (Kidman) rispetto alla “perversa” rivoluzione che cova dentro di lei. E’ la New York del 1958 e il conformismo non sembra molto diverso da quello della provincia negli stessi anni. In profondità, i due film si somigliano. La vera Diane Arbus colpì con le sue imbarazzanti foto di nani, prostitute, freaks, còlti in situazioni “normali”. Il film di Shainberg non è sull’arte fotografica. Tenta invece di trasferire al cinema l'”imbarazzo” che la Arbus produsse con le foto. La cosa riesce finché c’è attesa dell’evento. Poi, il nodo si scioglie nell’innamoramento di Diane, qui figlia di un pellicciaio, per l’inquilino di sopra (Downey Jr.), mostro peloso, pelliccia umana. E il cinema sembra farsi deludente. La Kidman è bellissima e brava, ma il racconto si raffredda in una sorta di impotenza espressiva, che è forse proprio il “ritratto” di quegli anni ’50.

Franco Pecori

Print Friendly

20 ottobre 2006