La complessità del senso
21 09 2017

La prima linea

film_laprimalineaLa prima linea
Renato De Maria, 2009
Fotografia Gian Filippo Corticelli
Riccardo Scamarcio, Giovanna Mezzogiorno, Fabrizio Rongione, Awa Ly, Daniela Tusa

«Avevamo scambiato il tramonto per l’alba». Sergio, 26 anni, non usa mezzi termini per giudicare la propria esperienza di terrorista di Prima Linea. Scamarcio, truccato bene, lo interpreta con rigore quasi brechtiano. Guarda in macchina e, impassibile, racconta dal carcere la sua drammatica avventura negli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80, quando l’uso delle armi entrò nella politica. Il giovane è stato arrestato in seguito all’assalto al penitenziario di Rovigo, per liberare Susanna (Mezzogiorno), la terrorista di cui è innamorato. De Maria (Hotel Paura, 1996, Paz!, 2002, Amatemi, 2005) sfrutta l’esperienza anche televisiva (Distretto di polizia, Doppio agguato, Medicina generale) per ottenere la semplificazione di un tema che, altrimenti comporterebbe forse troppe complicazioni. Così pare. Sergio e Susanna non sono gli unici terroristi. Dal 1976 al 1980 si registrano migliaia di violenze politiche, ferimenti, attentati, omicidi. Sono in azione le Brigate Rosse (al culmine, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro) e c’è Prima Linea (omicidi Paolella, Lo Russo, Alessandrini, Paletti). «Com’è stato possibile – si domanda De Maria – tanto dramma, tanto dolore arrecato?», «come è possibile che nessuno lo abbia ancora compiutamente raccontato?». Il film non risponde alla domanda. Al di là di qualche “spiegazione” didascalica e di qualche recupero documentario da materiale d’epoca, al termine del monologo+flash di Sergio non sappiamo molto del gruppo terroristico di cui fa parte, se non dei dubbi abbastanza generici sull’opportunità di prendere e poi di continuare o lasciare la via delle armi. Molto di più sappiamo della storia d’amore, compressa e repressa dalla situazione “politica”, tra Sergio e Susanna. Quando il regista ci porta all’interno del sofferto rapporto, l’interesse per il problema della lotta armata e per l’Italia degli “anni di piombo” passa in secondo piano, la suspense fa leva sul sentimento spezzato dei due giovani, sul loro amaro destino anche famigliare (i genitori, gli amici). Niente di male, una storia d’amore “in guerra”.

Franco Pecori

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20 novembre 2009