La complessità del senso
24 09 2017

Correndo con le forbici in mano

film_correndo_con_le_forbici_in_mano.jpgRunning with scissors
Ryan Murphy, 2006
Annette Bening, Brian Cox, Joseph Fiennes, Evan Rachel Wood, Alec Baldwin, Jill Clayburgh, Joseph Cross, Gwyneth Paltrow.

Le sue poesie pubblicate sul New Yorker. Deirdre (Bening), poetessa mitomane e madre eccentrica, non sogna altro. Usa il figliolo soltanto come auditore, per leggergli le sue creazioni. Il marito (Baldwin) insegna matematica e beve. Sono gli anni Settanta. Non c’è futuro in famiglia. E il piccolo Augusten (Cross) viene trasferito in casa dello psichiatra che ha già in cura Deirdre.  Un disastro. Il dottor Finch (Cox) è un concentrato di genialità perversa. “Curatore” avido di denaro, gestisce moglie, due figlie e un figlio adottivo in una casa “pazza”,  dipinta di rosa e immersa nel disordine. Augusten si salverà? Il ragazzino “nuota” nelle stranezze con disinvoltura, trasformandole come per magia in occasioni di “apprendimento”.  Un certo mondo post-hippy, col femminismo, la sete di “libertà”, la “rivoluzione” delle abitudini, le facili teorie psichiatriche sulla demolizione dei tabù, investe l’adolescente come un turbine di follia, ma sembra non poter fare altro che sfiorarlo. Qualcuno corre con le forbici in mano? Il rischio non è per il giovane ospite. Tratto dall’autobiografia di Augusten Burroughs, il film promette molto nella prima parte, dove ogni particolare sprizza suggerimenti psicoanalitici, linguistici, comportamentali. Poi il racconto si banalizza un po’, accentuando progressivamente le situazioni paradossali fino a farne burletta manualistica. E in più, il finale a vantaggio esplicito della Famiglia: come se non fosse bastata la baraonda che dall’inizio ha sommerso lo spettatore in un mare di paradossi.

Franco Pecori

Print Friendly

2 marzo 2007