La complessità del senso
20 11 2017

Torino, La bocca del lupo

festival_torino09

Apre Nowhere Boy, di Sam Taylor Wood
biopic sull’adolescenza di John Lennon
con Aaron Johnson

 

Direttore Gianni Amelio

 

Oltre 254 titoli
42 anteprime mondiali
21 anteprime internazionali
10 anteprime europee
74 anteprime italiane

 

 

I premi del TFF 2009

TORINO 27

Miglior film La bocca del lupo di Pietro Marcello (Italia)

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Premio speciale della Giuria (ex-aequo) Crackie di Sherry White (Canada) e Guy and Madeline on the Park Bench di Damien Chazelle (Usa)
Migliore attrice Catalina Saavedra (La nana di Sebastián Silva – Cile)
Migliore attore (ex-aequo) Robert Duvall e Bill Murray (Get Low di Aaron Schneider – Usa)

ITALIANA.DOC
Miglior documentario italiano Nalentina Postika in attesa di partire di Caterina Carone
Premio speciale della Giuria (ex-aequo) Corde di Marcello Sannino (Italia) e The cambodian room – Situations with Antoine D’Agata di Tommaso Lusena e Giuseppe Schillaci (Italia–Francia)
Menzione speciale Je suis Simone – La condition ouvrière di Fabrizio Ferraro (Italia-Francia)

ITALIANA.CORTI
Miglior cortometraggio italiano Notturno stenopeico di Carlo Michele Schirinzi
Premio speciale della Giuria Riviera di Gabriele di Munzio
Menzione speciale Scordati di Progetto Funes

SPAZIO TORINO
Miglior cortometraggio Ali di cera di Hedy Krissane (Italia)

PREMIO CULT – IL CINEMA DELLA REALTÀ
Miglior documentario internazionale Oil city confidential di Julien Temple (Gran Bretagna)

PREMIO CIPPUTI
Miglior film sul mondo del lavoro Baseco Bakal Boys di Ralston Jover (Filippine)

PREMIO FIPRESCI
Miglior film Torino 27 La bocca del lupo di Pietro Marcello (Italia)

PREMIO INVITO ALLA SCUOLA HOLDEN
Migliore sceneggiatura di Torino 27 Medalia de onoare di Calin Netzer (Romania/Germania)

PREMIO DEL PUBBLICO ACHILLE VALDATA
Miglior film Torino 27 Medalia de onoare di Calin Netzer (Romania/Germania)

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NOVITÀ

Gran PremioTorino

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Il Torino Film Festival istituisce il Gran Premio Torino. Il riconoscimento viene assegnato ai cineasti che, dall’emergere delle nouvelles vagues in poi, hanno contribuito al rinnovamento del linguaggio cinematografico, alla creazione di nuovi modelli estetici, alla diffusione di nuove tendenze che sono alla base delle opere più interessanti del cinema contemporaneo. In questa edizione, il premio viene assegnato a Emir Kusturica, per la qualità inventiva dei suoi film e la trascinante originalità del suo stile. Kusturica, del quale verrà presentata la versione integrale di Underground, della durata di oltre 6 ore, inedita in Italia, riceverà il premio durante la cerimonia di chiusura del Tff. Il premio viene inoltre attribuito alla American Zoetrope di Francis Ford Coppola, per il contributo della compagnia di produzione al rinnovamento dell’industria cinematografica statunitense e per il suo prezioso ruolo di congiunzione tra cinema classico e cinema del futuro. Francis Ford Coppola sarà presente a Torino per ritirare il premio e per l’anteprima italiana del suo nuovo film, Tetro (Segreti di famiglia), distribuito da Bim. In questa occasione, verranno presentati anche Rusty il selvaggio, diretto da Coppola nel 1983, e la versione restaurata di Scarpette rosse, il capolavoro del 1948 di Powell e Pressburger al quale Tetro rende un appassionato omaggio.

 

 

Premio Cult – Il cinema della realtà

 

In collaborazione con Cult, il canale satellitare che più in questi anni si è distinto per l’attenzione verso il cinema documentario. Nel corso di questi anni, con un importante concorso riservato ai documentari, il Festival ha svolto un ruolo essenziale nella rivitalizzazione di questo “genere”, legando sempre di più il cinema del reale con quello di finzione. Il Premio Cult si inserisce, dunque, perfettamente nello scopo di sostenere in modo sempre più concreto un cinema sorprendente per le capacità di esplorare il mondo con cui si raffronta e per il linguaggio che usa per raccontare questo mondo.

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Torino 27
16 film in concorso



ADÁS – TRANSMISSION di Roland Vranik (Ungheria, 2009, 35mm, 95’)
Tutti i sistemi elettronici si sono fermati: un mondo senza luce elettrica, senza frigoriferi, senza benzina. Un mondo alla J.G. Ballard, dove ognuno si arrangia come può. Squarci di quotidiana follia e sopravvivenza, in una città sulle rive di un lago, illuminata dal sole. Apocalisse prossima ventura venata di humor.

BASECO BAKAL BOYS di Ralston Jover (Filippine 2009, Betacam, 93’)
Utoy e Bungal sono due bambini che si guadagnano da vivere nella disastrata periferia di Manila recuperando in mare rottami metallici che rivendono per pochi spiccioli ai robivecchi. Sullo sfondo scorre una desolazione quotidiana che il regista ci racconta entrando con discrezione in un mondo disperato dove ancora abitano affetto e solidarietà.

LA BOCCA DEL LUPO di Pietro Marcello (Italia, 2009, DigiBeta, 67’)
A metà tra documentario e poema visivo, la storia d’amore tra Enzo, immigrato da giovane a Genova, e Mary, che Enzo conosce in carcere. Il rapporto tra due outsider vive sullo sfondo di una città-fantasma di reietti, il cui passato emerge attraverso rari filmati d’archivio. Il titolo allude a un celebre romanzo ottocentesco di Remigio Zena, ambientato nei vicoli genovesi.

CHI L’HA VISTO di Claudia Rorarius (Germania, 2009, 35mm, 88’)
Un giovane gay tedesco che non ha mai conosciuto il padre italiano, parte per Roma deciso a trovarlo. Mostra in giro una vecchia foto, poi scopre il programma televisivo Chi l’ha visto e si convince che quella è la sua unica vera chance. Film on the road, sulla storia vera del protagonista Gianni Meurer.

CRACKIE di Sherry White (Canada, 2009, 35mm, 94’)
Mitsy è un’adolescente abbandonata dalla madre alcolizzata che vive con la nonna burbera e soffocante. Il suo sogno è diventare parrucchiera, la sua vita affettiva si limita a una relazione con un fannullone e all’adorazione ossessiva per un cane. Il ritorno a casa della madre farà esplodere le tensioni. Un’opera prima sulla difficoltà di crescere.

GET LOW di Aaron Schneider (USA, 2009, HD, 101’)
Tennessee, anni 30: Felix ha un caratteraccio, vive come un eremita, il suo passato è pieno di segreti. Ormai vecchio, decide di concedersi un “funeral party” prima di morire. Chiunque potrà partecipare e raccontare quello che sa di lui. Da una storia vera, diretta dal vincitore dell’Oscar 2004 (per il corto Two Soldiers), una favola amara dominata da Robert Duvall.

GUY AND MADELINE ON A PARK BENCH di Damien Chazelle (USA, 2009, HD, 82’)
Lui, lei, il jazz, la città. Un inno alla vita che guarda a Cassavetes e a Chantal Akerman, con un po’ dello Spike Lee di Lola Darling. Un bianco e nero sgranato, aperture musical, spontaneità contagiosa, generosità a piene mani.

MEDALIA DE ONOARE – MEDAL OF HONOR di Calin Netzer (Romania, 2009, 35mm, 105’)
L’anziano Ion vive con la moglie Nina che da anni non gli rivolge la parola. Anche Corneliu, il figlio emigrato in Canada, evita di parlargli al telefono. Un giorno, Ion riceve una medaglia al valore militare, senza sapere per quale impresa. È l’occasione per riscattarsi davanti a tutti e per rimediare agli errori commessi. Soprattutto ora che Corneliu sta per tornare con moglie e figlioletto.

LA NANA – THE MAID di Sebastián Silva (Cile, 2008, HD, 94’)
Raquel festeggia il compleanno nella famiglia in cui è a servizio da oltre vent’anni. Ha cresciuto i figli della coppia e si illude di essere diventata parte integrante della famiglia. Per questo vive come una minaccia l’arrivo di nuove aiutanti e sistematicamente le mette in fuga. Ma Lucia, una cameriera più giovane, le fa capire che la sua vita è altrove.

NORD di Rune Denstad Langlo (Norvegia, 2009, 35mm, 78’)
Iomar, addetto a un impianto sciistico, è depresso e affetto da ambliopia causata dal riflesso della neve. Un giorno si presenta a casa sua quello che un tempo era il suo migliore amico, ma che poi gli ha rubato la fidanzata. Gli rivela che il figlio della donna, che abita nel Nord, è in realtà di Iomar. Questi intraprende un viaggio, dapprima in motoslitta e poi sugli sci per raggiungere il bambino.

LE ROI DE L’ÉVASION di Alain Guiraudie (Francia, 2009, 35mm, 97’)
Armand è sovrappeso, gay e annoiato della vita da single. Una sera salva Curly, 16 anni, da un’aggressione, e lei si innamora di lui. Intorno a loro, poliziotti, osti, famiglie, amici, tutti alla ricerca di una radice dai misteriosi poteri. Ambientata nel Sud della Francia, una commedia terragna e dissacrante dove si corre molto, si fa molto l’amore e si prende la vita come viene.

SANTINA di Gioberto Pignatelli (Italia, 2009, DigiBeta, 78’)
Ispirato ad alcune pagine de La storia di Elsa Morante, è la cronaca dell’omicidio di una prostituta da parte del suo giovane amante e sfruttatore. Ma anche un viaggio in luoghi e personaggi di una Roma in parte sognata e in parte scomparsa, al di là del bene e del male, di pagana e tragica innocenza. Con uno stile che mescola contaminazioni teatrali, musicali e figurative.

TORSO di Yamazaki Yutaka (Giappone, 2009, 35mm, 104’)
Due sorelle, un busto maschile gonfiabile, la solitudine e la difficoltà di fare i conti con l’altro: l’esordio alla regia del direttore della fotografia di Kore-eda è un ritratto femminile che scava in profondità senza invadenza, guardando e ascoltando il privato dei piccoli gesti di tutti i giorni.

VAN DIEMEN’S LAND di Jonathan auf der Heide (Australia, 2009, 35mm, 104’)
Nel 1822, Alexander Pierce evase con sette compagni da Macquarie Harbour, durissima colonia penale sepolta nel cuore della Tasmania. Solo lui riemerse alla civiltà. Com’era riuscito a sopravvivere? Avvolto da una natura ostile, vera protagonista del film, un thriller ispirato a un sanguinoso fatto di cronaca, diretto da un giovane attore australiano.

YOU WONT MISS ME di Ry Russo-Young (USA, 2009, HD, 81’)
Shelley è uscita da un ospedale psichiatrico. Il suo reinserimento sociale passa attraverso serate con gli amici, sesso, furiose litigate, telefonate alla madre e audizioni teatrali nel tentativo di restaurare con doloroso coraggio la propria vita. Opera seconda di Ry Russo-Young, il film ha il suo cuore e il suo motore nell’interpretazione di Stella Schnabel, figlia del pittore e regista Julian.

ZHA LAI NUO ER – JALAINUR di Zhao Ye (Cina, 2008, HD, 92’)
Un operaio va in pensione, uno più giovane, che lo guarda e lo rispetta come un padre, decide di accompagnarlo fino a casa. Come se il cinema di Jia Zhangke andasse a braccetto con quello di David Gordon Green: un road movie immerso in una Mongolia (il titolo si riferisce alla zona in cui corrono ancora i treni a vapore) sconfinata e gelida.

Italiana.Doc

THE CAMBODIAN ROOM -SITUATIONS WITH ANTOINE D’AGATA di Tommaso Lusena e Giuseppe Schillaci (Italia/Francia, 2009, DigiBeta, 55’) Antoine d’Agata vive intimamente il mondo che fotografa, fatto di prostituzione e droga. Le sue modelle sono le sue amanti, come la squillo-spacciatrice con cui vive, nella casa di lei in Cambogia, costantemente sotto crack in attesa di carpire quell’unico momento da immortalare. Ritratto sofferto di un fotografo al quale le immagini non bastano più.

LA CASA DEL PADRE di Sebastiano D’Ayala Valva (Italia, 2009, DigiBeta, 70’) Franco d’Ayala Valva, architetto, allievo di Frank Loyd Wright ed esponente del movimento dell’architettura organica, a 81 anni è padre di 6 figli, progetta ancora ville, ma non riesce a terminare la propria. Il figlio-regista penetra nel mondo visionario dell’artista in un viaggio che parte dalle colline del Chianti, attraversa il deserto dell’Arizona e arriva in Messico con il desiderio di comprendere l’uomo e di ritrovare il padre.

CORDE di Marcello Sannino (Italia, 2009, DigiBeta, 60’) Le corde sono quelle del ring su cui combatte Ciro Pariso, giovane pugile napoletano ex campione d’Italia, che si deve destreggiare però anche nella quotidianità, tra la passione per la boxe, la voglia di concretizzare la vita sentimentale e la necessità di guadagnarsi da vivere.

FAMILLE di François Farellacci (Italia/Francia, 2009, DigiBeta, 65’) Fantasia e intraprendenza non sono mai mancate alla famiglia Farellacci. Lo attestano i racconti, spesso inventati, dell’epopea familiare. Restano sotto silenzio invece le fughe, gli abbandoni, gli inganni che tengono prigionieri. Il regista invita la sua famiglia a ripercorre la propria storia come in un rito che propizi un nuovo racconto.

GIALLO A MILANO di Sergio Basso (Italia, 2009, DigiBeta, 75’) Un regista italiano che parla cinese si intrufola in una delle Chinatown più grandi e vecchie d’Europa, quella di Milano, e indizio dopo indizio, personaggio dopo personaggio, tratteggia un universo molto complesso e sorprendente.

HOUSING di Federica Di Giacomo (Italia, 2009, DigiBeta, 90’) A Bari l’ultima casa popolare è stata costruita più di vent’anni fa. Oggi ci sono oltre tremila famiglie in attesa di alloggio: esasperate, non vedono altra soluzione se non quella di impossessarsi con la forza delle case lasciate incustodite. I proprietari non osano più uscire di casa e mettono a punto improbabili strategie per non perdere il loro bene.

INTERPORTO di Marco Santarelli (Italia, 2009, DigiBeta, 61’) L’interporto, il non-luogo che esiste solo nelle periferie del nostro sguardo, dove la merce è la sola a trovare cittadinanza. Eppure dentro le macchine che trasportano le merci ci sono ancora gli uomini, unici veri motori del perpetuo processo di scambio di beni (altrui). Un viaggio in presa diretta nella “città dei container” più grande d’Italia.

INTO THE BLUE di Emiliano Dante (Italia, 2009, DigiBeta, 75’) Emiliano, Valentina, Paolo, Elisabetta e Stefano vivono nella tendopoli di Collemaggio dal disastroso terremoto abruzzese del 6 aprile. Quando il mondo ti crolla addosso c’è l’urgenza di ricostruirlo, o ancor meglio di ricrearlo, così, le loro storie reali si mescolano e si confondono ad altre immaginate, che reinventano i rapporti e le relazioni, per ribellarsi ai ruoli che il paese ha affidato loro.

JE SUIS SIMONE (LA CONDITION OUVRIÈRE) di Fabrizio Ferraro (Italia, 2009, DigiBeta, 82’) Dal 4 dicembre 1934 al mese di agosto del 1935 Simone Weil lavorò come operaia alla Renault dell’Ile Seguin, nei sobborghi parigini. Da quell’esperienza lacerante nacquero alcune note raccolte postume con il titolo La Condition Ouvrière. Oggi l’Ile Seguin sta per diventare un quartiere residenziale della scienza e dell’arte, ma il grido di dolore di quella giovane operaia è ancora scolpito nel nostro presente.

Italiana.Corti

Programma 1

NOTTURNO STENOPEICO di Carlo Michele Schirinzi (Italia, 2009, DigiBeta, 8’)
SOLO QUESTO MARE di Rossella Schillaci (Italia, 2009, Dvcam, 6’)
LA CONQUISTA DELL’AMERICA di Mattia Petullà (Italia, 2009, DigiBeta, 20’)
RIVIERA 91 di Gabriele Di Munzio (Italia/Francia, 2009, Dvcam, 14’)
ABSENCE di Patricia Boillat e Elena Gagliuzza (Svizzera/Italia, 2009, Detacam, 16’)

Programma 2

IN BLOOM di Salvatore Cutaia e Emanuele Vara (Italia/Belgio, 2009, DigiBeta, 14’)
DYSLEXIA di Gabriele Gianni (Italia, 2009, DigiBeta, 4’)
SCORDATI di Progetto Funes (Italia, 2009, DigiBeta, 28’)
TOMMASINA di Margherita Spampinato (Italia, 2009, DigiBeta, 19’)

Programma 3

L’ULTIMA ISOLA di Margherita Cascio (Svizzera/Italia, 2009, Betacam, 25′)
399 B.C. di Nicola Campiotti (Italia, 2009, DigiBeta, 10’)
UN GIORNO IDEALE di Alberto Mascia (Italia, 2008, 35mm, 16’)
NEIGHBORHOOD di Cristian Guerreschi e Fiorella Pierini (Italia, 2009, Betacam, 5’)
L’AMORE CI DIVIDERÀ di Federico Tocchella (Italia, 2009, 35mm, 23’)

Spazio Torino

ALI DI CERA di Hedy Krissane (Italia, 2009, DigiBeta, 7’)
ALOHA FROM HAWAII di Umberto Costamagna, Sergio Luca Loreni e Luigi Sorbilli (Italia, 2009, Betacam, 6’)
L’APPARENZA di Enrico Bisi (Italia, 2008, Betacam, 5’)
EVA IN CASA MIA di Matteo Michele Bisaccia (Italia, 2009, Betacam, 10’)
(I) LIKE ERIKA di Giuseppe D’Oria (Italia, 2009, Betacam, 13’)
MANGIAMI di Dario Ingrami e Flavio Stroppini (Italia/Svizzera/UK, 2009, Dvcam, 6’)
NON ORA, NON QUI di Luca Vigliani (Italia, 2009, Betacam, 18’)
NONOSTANTE I LAMPIONI di Luca Cosimato e Marco Holland (Italia, 2009, DVD, 8’)
L’ULTIMO TRENO di Laurent Farò (Italia, 2009, Dvcam, 10’)
WARNING SAFARI di Maximilien Dejoie (Italia, 2009, DigiBeta, 11’)

Premio Cult – Il cinema della realtà
Concorrono 14 film presentati nelle sezioni “Festa mobile” e “Onde”.

Festa mobile – Paesaggio con figure

45365 di Bill e Turner Ross (USA, 2009, HD, 90’)
CARNE VIVA di Jean-Charles Hue (Francia, 2009, DigiBeta, 98’)
GHOST TOWN di Zhao Dayong (Cina, 2008, Dvcam, 170’)
LINE di Kotani Tadasuke (Giappone, 2008, Dvcam, 52’)
MANIQUERVILLE di Pierre Creton (Francia, 2009, 35mm, 83’)
NEIL YOUNG TRUNK SHOW di Jonathan Demme (USA, 2009, HD, 83’)
O’ER THE LAND di Deborah Stratman (USA, 2008, 16mm, 52’)
OIL CITY CONFIDENTIAL di Julien Temple (UK, 2009, HD, 106’)
LES RACINES DU BROUILLARD di Dounia Bovet-Wolteche (Belgio, 2009, Betacam, 53’)
RESISIM -FRAGMENTS di Yonatan Haimovich (Israele, 2009, Betacam, 50’)
THE SHOCK DOCTRINE di Mat Whitecross e Michael Winterbottom (UK, 2009, 35mm, 78’)
UNTIL THE NEXT RESURRECTION di Oleg Morozov (Russia, 2008, DigiBeta, 90’)

Onde – Lungometraggi

L’IMPOSSIBLE -PAGES ARRACHÉES di Sylvain George (Francia, 2009, DVD, 125’)
NE CHANGE RIEN di Pedro Costa (Francia/Portogallo, 2009, 35mm, 80’)

Festa mobile

Figure nel paesaggio

À L’OUEST DE PLUTON di Henry Bernadet e Myriam Verreault (Canada, 2008, 35mm, 95’)
BEAUTIFUL KATE di Rachel Ward (Australia, 2009, 35mm, 100’)
LA BELLA GENTE di Ivano De Matteo (Italia, 2009, 35mm, 98’)
THE BLIND di Nathan Silver (USA, 2009, HD, 72’)
BOMBER di Paul Cotter (UK, 2009, HD, 84’)
BREAKING UPWARDS di Daryl Wein (USA, 2009, HD, 89’)
CHAN MAT – CLAUSTROPHOBIA di Ivy Ho (Hong Kong, 2009, 35mm, 100’)
LA COSA GIUSTA di Marco Campogiani (Italia, 2009, 35mm, 93’)
FANTASTIC MR. FOX di Wes Anderson (USA, 2009, 35mm, 87’)
GIGANTE di Adrián Biniez (Uruguay/Germania/Argentina, 2009, 35mm, 90’)
HAYAT VAR -MY ONLY SUNSHINE di Reha Erdem (Turchia/Grecia/Bulgaria, 2008, 35mm, 121’)
KINATAY di Brillante Mendoza (Francia/Filippine, 2009, 35mm, 110’)
LE DONK & SCOR-ZAY-ZEE di Shane Meadows (UK, 2009, DigiBeta, 71’)
THE LOVED ONES di Sean Byrne (Australia, 2009, 35mm, 84’)
LULU & JIMI di Oskar Roehler (Germania, 2008, 35mm, 94’)
MADE IN HUNGARIA di Gergely Fonyo (Ungheria, 2009, 35mm, 109’)
NEW DENMARK di Rafaël Ouellet (Canada, 2009, HD, 73’)
NON MA FILLE, TU N’IRAS PAS DANSER di Christophe Honoré (Francia, 2009, 35mm, 105’)
NOWHERE BOY di Sam Taylor Wood (UK, 2009, 35mm, 96’)
PINK SUBARU di Ogawa Kazuya (Italia/Giappone, 2009, 35mm, 96’)
POLITIST, ADJECTIV -POLICE, ADJECTIVE di Corneliu Porumboiu (Romania, 2009, 35mm, 113’)
PONTYPOOL di Bruce McDonald (Canada, 2009, 35mm, 96’)
RECORD 12 di Mario Conte e Simone Wendel (Germania, 2009, DigiBeta, 63’)
LE REFUGE di François Ozon (Francia, 2009, 35mm, 90’)
LA STRANIERA di Marco Turco (Italia, 2009, 35mm, 108’)

Paesaggio con figure

45365 di Bill e Turner Ross (USA, 2009, HD, 90’)
CARMEL di Cédric Venail (Francia, 2009, DigiBeta, 17’)
CARNE VIVA di Jean-Charles Hue (Francia, 2009, DigiBeta, 98’)
COME MIO PADRE di Stefano Mordini (Italia, 2009, DigiBeta, 75’)
COMMON GROUND di Vera Brunner-Song (USA, 2008, Betacam, 27’)
GHOST TOWN di Zhao Dayong (Cina, 2008, Dvcam, 170’)
GRANDMOTHER di Yuki Kawamura (Giappone/Francia, 2009, DigiBeta, 34’)
HORS SAISON di Jean-Claude Cottet (Francia, 2008, DigiBeta, 43’)
LINE di Kotani Tadasuke (Giappone, 2008, Dvcam, 52’)
MANIQUERVILLE di Pierre Creton (Francia, 2009, 35mm, 83’)
MY OWN PRIVATE LIBRARY di Beate Kunath (Germania, 2009, Betacam, 49’)
NAHIED = VENUS di Parisa Yousef Doust (Olanda, 2008, DigiBeta, 38’)
NEIL YOUNG TRUNK SHOW di Jonathan Demme (USA, 2009, HD, 83’)
O’ER THE LAND di Deborah Stratman (USA, 2008, 16mm, 52’)
OIL CITY CONFIDENTIAL di Julien Temple (UK, 2009, HD, 106’)
LES RACINES DU BROUILLARD di Dounia Bovet-Wolteche (Belgio, 2009, Betacam, 53’)
RESISIM -FRAGMENTS di Yonatan Haimovich (Israele, 2009, Betacam, 50’)
RIP! -A REMIX MANIFESTO di Brett Gaylor (Canada, 2009, DigiBeta, 80’)
THE SHOCK DOCTRINE di Mat Whitecross e Michael Winterbottom (UK, 2009, 35mm, 78’)
UNTIL THE NEXT RESURRECTION di Oleg Morozov (Russia, 2008, DigiBeta, 90’)
VIDÉOCARTOGRAPHIES: AÏDA, PALESTINE di Till Roeskens (Francia/Palestina, 2008, Dvcam, 46’)

Onde

Lungometraggi

CALL IF YOU NEED ME di James Lee (Malesia, 2009, DigiBeta, 105’)
DIARIO 1989 ‘DANCING IN THE DARK’ di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Italia, 2009, DigiBeta, 60′)
DOUBLE TAKE di Johan Grimonprez (Belgio/Germania/Olanda, 2009, 35mm, 80’)
L’IMPOSSIBLE -PAGES ARRACHÉES di Sylvain George (Francia, 2009, DVD, 125’)
INDEPENDENCIA di Raya Martin (Filippine/Francia/Germania, 2009, 35mm, 77’)
KUN 1 ACTION di Wu Haohao (Cina, 2008, DVD, 76’)
NANAYOMACHI / NANAYO di Naomi Kawase (Giappone, 2008, 35mm, 90’)
NE CHANGE RIEN di Pedro Costa (Francia/Portogallo, 2009, 35mm, 80’)
SATURN RETURNS di Lior Shamriz (Germania/Israele, 2009, HD, 93’)
UN SOURIRE MALICIEUX di Christelle Lheureux (Francia, 2009, HD, 75’)

Cortometraggi e mediometraggi

CERRO DE LA CRUZ di Constantino Escandón (Messico, 2009, 35mm, 12’)
CONTRE-JOUR di Christoph Girardet e Matthias Müller (Germania, 2008, 35mm, 11’)
DIAL M FOR MOTHER di Eli Cortiñas (Germania/Spagna, 2008, Betacam, 11’)
THE DIRTY ONES di Brent Stewart (USA, 2009, Betacam, 11’)
ELU ILMA GABRIELLA FERRITA/LIFE WITHOUT GABRIELLA FERRI di Olga e Priit Pärn (Estonia, 2008, Betacam, 44’) JOHN WAYNE HATED HORSES di Andrew T. Betzer (USA, 2009, 35mm, 10’)
LENNY di Cyril Amon Schaublin (Germania, 2009, DigiBeta, 17’)
NOTTURNO di Mauro Santini (Italia, 2009, DigiBeta, 7’)
REBECA di Gonzalo H. Rodriguez (Germania, 2009, DigiBeta, 24’)
SHOOTING LOCATIONS di Thomas Kutschker (Germania, 2009, Betacam, 8’)
LA TERRE DESSOUS MES PIEDS di Sophie Sherman (Francia, 2009, DigiBeta, 20’)
TOUTES LES MONTAGNES SE RESSEMBLENT di Christelle Lheureux e Sébastien Betbeder (Francia/Svizzera, 2009, DigiBeta, 12’)
TRIANGULUM di Melissa Dullius e Gustavo Jahn (Germania/Egitto/Brasile, 2008, Betacam, 22’)

Retrospettiva Nagisa Oshima

All’inizio degli anni Settanta Nagisa ?shima (Ky?to, 1932) aveva già firmato diciotto lungometraggi affermandosi da subito come maestro rigoroso e inquietante di un cinema di rottura che pratica consapevolmente la diretta esteriorizzazione della propria soggettività interiore e propone un coinvolgimento attivo dell’artista nella società. Un atto sempre critico che non tende a uniformare e a semplificare ma ad arricchire e a descrivere nei dettagli più vitali le contraddizioni sociali e politiche del secolo, attraverso un’azione che va considerata globalmente, unendo ai film anche i documentari per la televisione, gli scritti e la sua figura di personaggio pubblico televisivo, attività alla quale si dedica a partire dalla metà degli anni Settanta fino a quando una grave malattia lo costringe a un ritiro forzato. Proprio questa ricognizione è l’obiettivo della retrospettiva del Torino Film Festival, andando alle radici della forza iconoclasta dell’opera intera e collegando idealmente l’infanzia e l’adolescenza dell’autore ai personaggi inquieti dei suoi film. I lungometraggi realizzati tra il 1959 e il 1972 offrono un ventaglio di caratteri e di situazioni molto variegato, in opere improntate da caratteristiche formali molto diverse ma con un costante riferimento alla situazione dell’individuo in lotta con la società. ?shima, creando una propria società di produzione, arriva a assimilare e superare la lezione del cinema classico giapponese con La cerimonia (1971) sempre in bilico tra industria e creatività, e tra film inteso come impresa collettiva e politica ed espressione di un singolo. Negli anni Settanta ?shima ha proseguito intenzionalmente la sua parabola divenendo celebre con un film il cui radicale erotismo fece “scandalo” (Ecco l’impero dei sensi, 1976), ed è stato grazie a produttori europei che ha potuto dirigere i suoi film più recenti, Furyo (1983, con David Bowie e Ryüichi Sakamoto) e Max, mon amour (1986, con Charlotte Rampling) fino a tornare a girare con fondi esclusivamente giapponesi il suo ultimo lungometraggio Tabù – Gohatto (1999), con Takeshi “Beat” Kitano. La maggior parte dei lungometraggi è proiettata in copie ristampate che restituiscono l’abbagliante bellezza formale dei film nel formato cinemascope per il quale sono stati concepiti. La retrospettiva comprende un’ampia selezione dei documentari e dei lavori televisivi di ?shima, inediti fuori dal Giappone. Charlotte Rampling, protagonista nel 1986 di Max, mon amour, sarà ospite del Torino Film Festival per
raccontare la sua esperienza con il regista.

Retrospettiva Nicholas Ray

Raymond Nicholas Kienzle fu uno degli autori che reinventarono il cinema americano, faticosamente e drammaticamente, nel decennio più difficile della storia di Hollywood, quegli anni 50 che segnarono la fine del cinema classico e del sistema consolidato degli studios, davanti alla concorrenza della televisione. Calsse 1901, enfant prodige, cambiò il proprio cognome in Ray. Appassionato di radio, teatro e cinema, studiò architettura nel gruppo di allievi di Frank Lloyd Wright (uno dei padri dell’architettura moderna), poi negli anni ’30, a New York, fu amico e collaboratore in teatro e alla radio di Elia Kazan, Joseph Losey, John Houseman. Durante la guerra, fu conduttore di trasmissioni radiofoniche per la propaganda all’estero. Finalmente, nel dopoguerra, Nicholas Ray approdò a Hollywood, insieme all’amico Kazan, e cominciò a lavorare per la Rko, specializzata in noir, thriller, avventura: serie B alta, anzi, altissima. Ray amava i generi e al primo noir (La donna del bandito, 1948) seguirono polizieschi, gangster film, melodrammi, western, tutti segnati dalla prepotente modernità del suo stile che, circa vent’anni prima del “nuovo cinema americano”, metteva in discussione la struttura dei generi classici e, con essa, quella della American way of life. Proprio con un “falso” western, Johnny Guitar, nel 1954 ebbe un grande successo (ma i “Cahiers du cinéma” già da qualche anno lo indicavano tra i maggiori cineasti americani del momento) e l’anno dopo, con Gioventù bruciata, divenne celebre in tutto il mondo. Il colore e il cinemascope divennero nelle sue mani gli strumenti per mettere a fuoco le “malattie” della società americana. In bilico tra tradizione e rinnovamento, da sempre spirito inquieto, fu travolto dall’ossessione per i kolossal di una Hollywood in debito di ossigeno e, per tutti gli anni ’60, visse lontano dall’America, senza tuttavia riuscire a concretizzare nessun progetto. Ritornò a fare cinema nel 1971, come insegnante di un gruppo di studenti universitari, per un film innovativo in multivisione, We Can’t Go Home Again, mai perfettamente concluso, attualmente in corso di completamento e restauro grazie agli sforzi della moglie Susan. Wim Wenders, che ha filmato insieme a Ray l’ultimo periodo della malattia che lo portò alla morte nel 1979, l’ha definito «uno degli uomini più giovani che abbia mai conosciuto». Nicholas Ray non si è mai smentito. Susan Ray, che ha gentilmente concesso di proiettare We Can’t Go Home Again, parteciperà al Tff. Dli incassi della serata del 17 novembre, dedicata all’autore, saranno devoluti alla Nicholas Ray Foundation, per il restauro di We Can’t Go Home Again.

Figlie e amanti

La nascita di una passione, il colpo di fulmine, la visione di un film che ha scatenato una vocazione, il debito che il cinema di oggi paga al cinema del passato e ai suoi maestri: a tutto questo è dedicata la sezione Figlie e amanti, alla scoperta dei film “di riferimento” di sei registi italiani contemporanei. È stato chiesto a Marco Bellocchio, Davide Ferrario, Matteo Garrone, Mario Martone, Paolo Sorrentino e Gianni Zanasi di indicarci un film del passato fondamentale per la nascita della loro ispirazione e per la loro formazione culturale, e di venire a parlarne con il pubblico del Torino Film Festival. Dopo la proiezione del film scelto, ciascuno di loro racconterà il momento e il significato di quella scoperta,
accompagnato da un critico cinematografico.

Lunedì 16 novembre, ore 17.00, PAOLO SORRENTINO presenta
ROMA di Federico Fellini (Italia/Francia, 1972, 35mm, 128’)

Martedì 17 novembre, ore 17.00, GIANNI ZANASI presenta
LA NUIT AMÉRICAINE di François Truffaut (Effetto notte, Francia/Italia, 1973, 35mm, 115’)

Mercoledì 18 novembre, ore 17.00, MARIO MARTONE presenta
RECORDAÇÕES DA CASA AMARELA di João César Monteiro (Ricordi della casa gialla, Portogallo, 1989, 35mm, 119’)

Giovedì 19 novembre, ore 17.00, DAVIDE FERRARIO presenta
LE PROCÈS / THE TRIAL di Orson Welles (Il processo, Francia/Italia/Germania, 1962, 35mm, 118’)

Venerdì 20 novembre, ore 17.00, MATTEO GARRONE presenta
IO LA CONOSCEVO BENE di Antonio Pietrangeli (Italia, 1965, 35mm, 122’)

Sabato 21 novembre, ore 17.00, MARCO BELLOCCHIO presenta
GIUSEPPE VERDI di Carmine Gallone (Italia, 1938, 35mm, 110’)

 

 

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21 novembre 2009