La complessità del senso
19 09 2017

I figli degli uomini

film_-i_figli_degli_uomini.jpgChildren of men
Alfonso Cuaron, 2006
Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine, Chiwetel Ejiofor,
Clare-Hope Ashitey, Charlie Hunnam.

Venezia: Osella foto Emmanuel Lubezki

Il passaggio dalle magie di Harry Potter alla “rinascita” dell’umanità in un contesto di anarchia e scontro totale prossimo venturo (2027) non è poi così improbabile. Il messicano Cuaron, vede la “fine del mondo” ma crede che un bimbo possa di nuovo nascere per il futuro dell’umanità. E forse Harry, che lo stesso Cuaron ha diretto e lasciato 13enne, ormai maturato, la pensa come il suo regista. L’autore del mitico “Y tu mama tambien” (2001) sfodera un tale moralismo da far riflettere sulla celebrata “irriverenza” di 5 anni fa. Gli uomini si ammazzano sbrigativamente e orribilmente in un intreccio irrimediabile di soprusi e ribellioni. Per le strade di Londra si vedono gabbie con masse di “profughi” pronti per essere deportati. La più antica democrazia ha fatto una brutta fine. A Theo/Owen, già attivista contro il totalitarismo, non gliene importa più niente. Gli fa da sponda il vecchio amico Jasper/Caine (un piccolo ruolo, quasi una macchietta), ritiratosi in campagna a fumare. Ma tutto cambia alla ricomparsa dell’ex compagna Julian/Moore, che trascina Theo nell’eroica opera di salvataggio di una profuga di colore. Incinta, la ragazza partorirà tra le bombe. E così sarà?

Franco Pecori

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17 novembre 2006