La complessità del senso
23 11 2017

Il labirinto del fauno

film-il_labirinto_del_fauno.jpgEl labirinto del fauno
Guillermo Del Toro, 2006
Sergi Lopez, Ariadna Gil, Ivana Baquero, Maribel Verdù, Doug Jones, Alex Angulo, Roger Casamajor, Cesar Bea.

Infanzia corrotta, il più grande peccato. Dopo l’orribile orfanatrofio della “Spina del diavolo”, Del Toro conferma il tema, in chiave antifascista. E arriva da Cannes questo “Labirinto”, via di “fuga” dall’angoscia franchista (Spagna 1944). E’ una bambina, Ofelia/Baquero, a rifugiarsi nel mondo dei fauni e delle fate, lontano dalla tracotanza del capitano Vidal/Lopez, nuovo “padre” impostole dalla mamma. Tra mitologia e horror, il regista accentua con figurazioni fantastiche il carattere sinbolico del suo cinema. Simboli ma anche emozioni. Ed è proprio emozionale il piano su cui poggia maggiormente il valore del film. Anche troppo facile, infatti, la mostruosità del capitano Vidal/Lopez, paradigma di un “cattivo” che, dopo la tortura consumata verso un “rosso” catturato, si lava con la pioggia le mani insanguinate. E’ invece Ofelia a trasmetterci il senso di un drammatico esorcismo. Entriamo con lei nella favolosa rappresentazione di un’alternativa fantastica, dove la Natura, anch’essa sofferente, attende un tocco di “purezza” per riconquistare il diritto alla vita. Suggestive le scenografie di Eugenio Caballero, ispirate all’arte spagnola.

Franco Pecori

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24 novembre 2006