La complessità del senso
18 11 2017

Le rose del deserto

film_le_rose_del_deserto.jpgLe rose del deserto
Mario Monicelli, 2006
Michele Placido, Giorgio Pasotti, Alessandro Haber, Fulvio Falzarano, Moran Atias, Claudio Bigagli.

Non è La Grande Guerra e nemmeno L’Armata Brancaleone. Quei “capolavori” stanno bene dove stanno, nei loro anni (1959-1966). Irrefrenabile, il gran vecchio Monicelli (classe 1915) si fa addirittura ragazzo, con un film “fresco di fonte”, che sembra un’opera prima, spolpato nei mezzi e provocatorio nel linguaggio, scarno e quasi irsuto. L’esercito fascista nel deserto libico non è che l’occasione, per trarre dalla storia spunti di un tratteggio attuale, macchiettistico quanto succoso e nutritivo, arguto e sfrontato. Stracolmo di esperienza, Monicelli fa a meno di sfoggiare disinvolture da regista di commedie. Taglia e cuce, invece, anche rudemente, scene semplificate, battute agrodolci, situazioni allusive, “costringendo” attori come Haber (l’ufficiale medico) e Placido (il frate domenicano) a prosciugare la loro retorica e a diventare “uomini”, pieni di difetti e disposti a riconoscerli. Si diverte persino, il regista, a esagerare nel grottesco. L’ostentazione è talmente visibile nel personaggio di Sanguineti (il generale completamente alienato nella retorica) da renderla perdonabile come marachella “infantile” e disponibile alla gogna ideologica.

Franco Pecori

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1 dicembre 2006