La complessità del senso
19 09 2017

Viola di mare

film_violadimareViola di Mare 
Donatella Maiorca, 2009
Fotografia Roberta Allegrini
Valeria Solarino, Isabella Ragonese, Ennio Fantastichini, Giselda Volodi, Maria Grazia Cucinotta, Marco Foschi, Alessio Vassallo, Lucrezia Lante Della Rovere, Corrado Fortuna, Ester Cucinotti.
Roma 2009, concorso.

Tinte forti in inquadrature svelte, rapide, ravvicinate, movimento-movimento da mal di mare. Sfrontato, paradossale. Inusitato (il tema, la storia) e confezionato (l’esperienza televisiva della regista messinese – Un posto al sole, La squadra). Donatella Maiorca aveva cominciato con un film che lasciava intendere una propensione alla ricerca anche formale (Viol@, Venezia 1998). Ora sembra essersi imprigionata in una specie di trappola della divulgazione che ne attenua l’energia creativa. Non si avvertono ambiguità, tutto è limpido e chiaro nell’immagine (l’apparente complessità è una finzione da trailer) mentre la forma del contenuto si presenta insieme aggrovigliata e schematizzata. Forse un’occasione mancata per approfondire, magari con rischio, il tentativo di un cinema coraggioso nell’espressione, oggi troppo mortificata in prodotti standardizzati e di inutile compilazione (spesso spacciata per novità o, peggio, per “recupero” di valori incompresi). Affascinante la storia di partenza, anzi la leggenda proveniente dalla Sicilia dell’Ottocento (cfr. il libro di Giacomo Pilati, Minchia di Re). Angela (Solarino) e Sara (Ragonese) vivono una passione irresistibile in un contesto che non prevede certe “eccezioni”. Il padre di Angela, Salvatore (Fantastichini), figura dominante nella piccola isola in cui tutti si conoscono, non ne vuol sapere dello strano capriccio della figlia proprio mentre le ha scelto l’uomo che dovrà sposare. Così la rinchiude, deciso a farla morire di stenti. Rimasta sola, Sara si ritrova quasi senza saperlo promessa a Tommaso (Foschi). Ed ecco l’idea geniale della madre, Lucia (Volodi): Angela sarà davvero Angelo! Si vestirà da uomo e potrà condurre all’altare Sara. Salvatore avrà finalmente il figlio maschio che ha sempre desiderato. Tutti sanno tutto e tutto dovrà funzionare, con la complicità del prete, non ultimo “testimone” delle vicende della famiglia. E non finisce qui. Da “romantica” la storia si farà drammatica, si tingerà di nero e tornerà al rosa, un fantasioso rosa, con l’altra idea geniale, questa volta di Sara, la quale vuole avere un figlio. Ma non roviniamo la sorpresa. Il film galoppa in una discesa ripida, supera ostacoli, trova soluzioni e alla fine si placa in un sorta di perplessità problematica buona per il dibattito attuale sui destini della donna. A parte il Fantastichini bloccato in una maschera troppo probabile, adeguate le interpretazioni femminili, Solarino in testa nella non facile trasformazione al maschile. Efficace la musica di Gianna Nannini, specie nei momenti “travolgenti”.

Franco Pecori

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16 ottobre 2009