La complessità del senso
19 09 2017

Up

Up
film_upPete Docter, 2009
Animazione. Voci originali: Ed Asner (Carl Fredricksen), Christopher Plummer (Muntz), Jordan Nagai (Russell), Bob Peterson (Dug). Voci italiane: Giancarlo Giannini (Fredricksen), Arnoldo Foà (Muntz), Neri Marcorè (Dug).
Cannes 2009, film d’apertura. Oscar 2010.

Dove vanno a finire i palloncini? Se lo chiedeva Renato Rascel verso la fine degli anni Cinquanta: «Dove andranno a finire i palloncini, quando sfuggono di mano ai bambini…», cantava il “Piccoletto” della commedia musicale italiana.  Il nuovo capolavoro della Pixar Animation (dopo Toy Story, Alla ricerca di Nemo, Ratatouille e Wall-E.) sembra intonare una canzoncina simile, con la delicatezza che quell’immagine richiede, leggera e intensa, colorata e piena di energia. Ma qui siamo dalla parte del “nonno”. Un grappolo di palloncini può portarci in alto, oltre le nuvole, e lontano nel mondo dei nostri sogni, non solo di bambini ma di adulti e addirittura di ultrasettantenni. È proprio un anziano venditore di palloncini, Carl Fredricksen, il protagonista della bellissima storia che si riassume nella magica parolina Up. Carl, burbero e buono, ha sognato per tutta la vita, sin da quando bambino incontrò la piccola Ellie e le giurò («croce sul cuore») che un giorno, divenuti esploratori, sarebbero andati insieme fino alle Cascate del Paradiso, in Sud America. Ora l’occasione è buona. Rimasto vedovo e solo nella sua casa di legno minacciata dalle ruspe della cementificazione, Car fa appello alla fantasia: lega la villetta ai palloncini e prende il volo. Con lui, malgrado lui, il piccolo esploratore Russell, dapprima sgradito perché petulante ma poi amato come un affettuoso nipotino. Questo è il punto di vista più originale: sì, la favola c’è e vive di sorprendenti invenzioni, ricche ad ogni sequenza di spassose attrazioni percettive quali solo la magia della Pixar (qui anche in 3D) sa produrre, ma il “nipotino adottivo”, oltre ad appassionarsi smisuratamente alle progressive avventure “volanti” con il “nonno”, può avere esperienza diretta della storia di Carl e scoprire man mano, insieme a noi spettatori, che la meraviglia sta nel modo stesso di vivere di quell’uomo, nel suo passato che ora lo fa essere così com’è, nonno scontroso e ragazzo romantico, chiuso sulla difensiva eppure capace di perseguire un traguardo immaginifico e liberatorio. Favola e sentimento vero s’incontrano sul limite del verosimile e sfondano lo scenario “animato” per aprirsi ad una simpatia rarissima oggi, autentica, umoristica e davvero emozionante. Un film d’animazione con la vecchiaia in primo piano è un atto di coraggio che va persino oltre il bellissimo Gran Torino di Eastwood. Più drammatico e testamentario quello, più leggero e “rivoluzionario” questo. Aggrappati ai palloncini di Carl, voliamo esploratori di un mondo possibilmente nuovo, portandoci dietro le malinconie e le nostalgie senza rinunciare all’avventura ulteriore, finché il sogno di sempre non si lasci toccare con mano. Durante il film, Carl e il piccolo Russell incontrano personaggi fantastici, animali e umani, Kevin grande uccello «magnifico e goffo», Dug il più tenero e affettuoso dei bastardini, Muntz mitico oppressore chiuso nel suo dirigibile da raggiungere e sconfiggere circondato da cani servitori e destinato a precipitare nel nulla. Le voci italiane interpretano con la dovuta profondità i diversi caratteri immedesimandosi nelle loro emozioni. Niente è però più coinvolgente dell’ascesa lieve dei palloncini dai mille colori. Metteteci pure le Cascate del Paradiso, non avrete molto altro da desiderare.

Franco Pecori

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15 ottobre 2009