La complessità del senso
26 09 2017

Tutti gli uomini del re

film_tutti_gli_uomini_del_re.jpgAll the king’s men
Steven Zaillian, 2006
Sean Penn, Jude Law, Kate Winslet, James Gandolfini, Mark Ruffalo, Patricia Clarkson, Kathy Baker, Jackie Earle Haley, Anthony Hopkins.

La solita questione: il fine giustifica i mezzi? Il tema del politico che, dal basso, dà la scalata al potere in nome di una sacrosanta giustizia sociale e che, poi, per realizzare il programma usa mezzi altrettanto opinabili di quelli dei suoi avversari – tema già svolto nel 1949 da Robert Rossen, con lo stesso titolo e dalla stessa fonte (il romanzo premio Pulitzer 1947, di Robert Penn Warren) – è affidato da Zaillian (regista di “A civil action” e  sceneggiatore di “Gangs of New York”) alle doti interpretative di Sean Penn. Al protagonista del ’49, Broderick Crawford, il film fruttò l’Oscar. Penn (Oscar per “Mystic River” e Coppa Volpi per “21 Grammi”)carica il personaggio di Willie Stark, nuovo governatore della Louisiana, di una valenza simbolica troppo esibita, portando la recitazione ad esasperazioni da Anni Trenta, se non addirittura da cinema muto. Il realismo di Rossen e Crawford si trasforma nella pantomima allusiva di una maschera  caratterizzata al massimo, che rischia di ottenere l’effetto contrario perché finisce per attenuare il contesto. Invece, sarebbe proprio il contesto a dover dare il senso complessivo e profondo della vicenda: per il bene sociale non bastano le buone intenzioni di un uomo onesto, prima o poi la macchina del potere utilizza a proprio vantaggio chiunque tenti di piegarla al Bene comune. Ma Penn s’impossessa della parte e il suo personaggio fa il vuoto attorno a sé, attirando tutta l’attenzione dello spettatore. E anche al coprotagonista, Jack/Law, l’amico giornalista interessato a trasmettere alla gente il messaggio di un successo politico finalmente senza compromessi, non resta che ritirarsi, per così dire, in se stesso, nella dimensione della propria storia privata. Non a caso, forse, è la parte del film che regge meglio all’impatto emotivo, andando al di là della rappresentazione “scenica”. La storia d’amore di Jack e Anne/Winslet diventa la più credibile e la più coinvolgente.

Franco Pecori

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22 dicembre 2006