La complessità del senso
18 10 2017

La tela di Carlotta

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Charlotte’ web
Gary Winick, 2006
Dakota Fanning, Kevin Anderson, Essie Davis, Siobhan Fallon Hogan, Gary Basaraba. Voci degli animali: Julia Roberts (Chiara Colizzi), Steve Buscemi, Robert Redford, Oprah Winfrey, Cedric the Entertainer.

Carlotta è un ragno femmina. Aracnide gentile, generosa, persino graziosa, parla con la voce (nella versione originale) di Julia Roberts. Vive, non molto calcolata, in un angolo alto e scuro del granaio di una fattoria, abitata da due muche, una coppia di oche, qualche pecora, un cavallo e un topo. L’atmosfera è da anni ’50. Il libro per bambini, di E.B. White, da cui Winick ha tratto il film, è stato pubblicato nel ’52 e da allora ha venduto 45 milioni di copie. Che cos’ha di speciale Carlotta? Incarna il paradosso della creatura normalmente reietta che si fa protagonista, sorprendendo per l’inopinata “nobiltà d’animo”. La “tela del ragno”, opera animale “miracolosa” ma connotante, di solito, significati negativi, questa volta servirà a salvare Wilbur, maialino nato troppo piccolo e destinato alla soppressione. A toglierlo dall’immediato pericolo ci pensa  Fern (Fleming), la bambina del contado accanto, la quale “adotta” Wilbur come fosse un bambolotto un po’ più “vero”. Lo allatta, lo pulisce, gli dà la buona notte. Ma poi Fern deve rassegnarsi alla volontà dei genitori: il maialino sarà ospite del vicino granaio degli Zuckerman. Wilbur è bene accolto dalla “comunità” degli animali, ma presto non gli si potrà nascondere il destino che lo attende, il Natale non essendo tanto lontano. Ed ecco che Carlotta intesse sulla sua tela parole che fanno gridare al miracolo, aiutata nientemeno che da Templeton, topo interessato principalmente alla saporitissima broda e ad ogni rifiuto per lui commestibile, ma disposto – per paradosso – a dare una mano. Gli altri ospiti del granaio, parlanti anch’essi grazie all’adattamento live-action, assistono e approvano. Wilbur non finirà nell’affumicatoio e vedrà la neve che preannuncia il Natale. La fiaba è graziosa e spiritosa, fa riflettere sulla possibile solidarietà e amicizia tra “animali” (e quindi anche tra esseri umani). E ripropone, quasi sfrontatamente, un ideale country, a cui viene affidato il durissimo compito di confrontarsi con le variamente violente forme di azione che il cinema propone con sistematica frequenza. Il problema è risvegliarsi e trovare, comunque, campagne molto diverse.

Franco Pecori

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9 marzo 2007