La complessità del senso
18 11 2017

Basta che funzioni

film_bastachefunzioniWhatever Works
Woody Allen, 2009
Fotografia Harris Savides
Larry David, Evan Rachel Wood, Patricia Clarkson, Ed Begley Jr., Conleth Hill, Michael McKean, Henry Cavill, John Gallagher Jr., Jessica Hecht, Carolyn McCormick, Christopher Evan Welch.

Allen torna a casa. Si veste da Boris Yellnikoff, ex professore di meccanica quantistica alla Columbia University e si piazza nel cuore di New York, sproloquiando nei tempi morti con i suoi amici al bar. Le sue incursioni in Europa, tipo Vicky Cristina Barcelona pare si siano rivelate inutili. La gente gli sembra sempre più stupida e la vita non merita di essere vissuta. Di tanto in tanto si getta dalla finestra (non lui, il suo personaggio), ma si salva miracolosamente e deve rassegnarsi al proprio destino. La moglie bella e ricca (McCormick), stufa del suo inguaribile pessimismo, lo ha abbandonato. Lui adesso si rivolge direttamente allo spettatore – un po’ alla Brecht, ma con rispetto – e non nasconde dietro giri di parole le proprie intenzioni. Non proprio lui con la sua faccia: ci mette quella di Larry David, il quale nei panni di Boris si sdoppia a tratti per rivolgersi alla sala con l’aria di saperla lunga sulla qualità della visione (non si dice «Buona Visione»?), cioè senza farsi troppe illusioni sull’autenticità della cosa. Non a caso l’attore scelto dal regista deve le sue origini artistiche al cabaret e soprattutto alla serie televisiva Fridays (1979), nonché alla collaborazione al Saturday Night Live (1982) in qualità di autore. La Tv non entra direttamente nel discorso, ma non è male che l’alter ego dell’autore conosca l’essenza del referente, la scatola che traccia il nostro cammino quotidiano suggerendo clonazioni di comportamento e mentalità. Come definire altrimenti le insulsaggini degli altri, bambini e mamme comprese? E anche ragazzotte del sud (Mississippi), ingenue come l’acqua di fonte, che lasciano casa per avventurarsi nella grande mela. Una, Melody St. Ann Celestine (Wood), Boris se la trova una sera, rannicchiata sotto un cartone. Impietosito suo malgrado, il “genio” della fisica la ospita. La tratta da straccio per un bel po’, finché quasi se ne innamora. Per fortuna, i genitori di Melody (Clarkson e Begley Jr.) accorrono con grande disagio di tutti. Disagio non per molto: Marietta e John avranno modo di prendere confidenza con la metropoli, rinnovando a fondo la propria vita. E intanto anche Melody vedrà affermarsi la sua “innocenza” nel pieno giro della ruota insensata che non vuole “pensieri”. Sicché, una volta di più, a Boris non resta che il gesto estremo. Non facciamoci illusioni, però. Il finale non è tragico e tutto ridiventa accettabile (e divertente), perfino il pessimismo del professor Yellnikoff. Profondo senza disturbare, leggero senza ovvietà, Allen usa le sue battute come pallottole di una mitragliatrice a salve. La musica che sceglie per i passaggi di scena ha il sapore del jazz tradizionale. Revival più che altro.

Franco Pecori

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18 settembre 2009