La complessità del senso
16 10 2017

L’artista

film_lartistaEl artista
Gastòn Duprat e Mariano Cohn, 2008
Sergio Pangaro, Alberto Laiseca, Ana Laura Lozza, Marcello Prayer.
Festival Internazionale del Film di Roma 2008, Concorso.

Nella mente di Romano (Laiseca) c’è l’arte. L’artista è ospite di un ricovero per anziani. Non parla, chiede soltanto, a volte, una sigaretta. Ma se gli metti davanti un foglio bianco e qualsiasi tipo di pennarello, colore o inchiostro, la sua creatività si esprime in perfetta forma moderna, modernissima, d’avanguardia. Se ne accorge l’infermiere Jorge (Pangaro) e, per una combinazione di circostanze, fa credere a tutti di essere lui l’autore delle opere. Senza sapere come né perché, dato che non ha una cultura adeguata, Jorge diventa un artista di successo, manda in visibilio i critici, viene invitato a mostre importanti. L’ironia dei registi argentini sfiora lo sberleffo nell’insistente presa in giro della critica. Il discorso sulla indeterminatezza e quasi casualità del giudizio verso l’arte contemporanea, sia negli specifici contesti delle gallerie d’arte, sia nell’approccio giornalistico – esilarante l’intervista televisiva a Jorge: Picasso o Dalí? «Preferisco che a parlare siano le mie opere». Il film è divertente, a patto che non se ne ricavi l’idea, alquanto reazionaria, che l’arte sia indefinibile e quindi non giudicabile. Idea che porrebbe l’attività espressiva fuori dal linguaggio. Se i critici sono conformisti e/o “venditori”, questo non vuol dire che un’opera non sia collocabile in un qualche punto o in una qualche direzione nel quadro culturale, storico. Molto efficace la regìa nella scelta di mantenere i momenti creativi di Romano in primissimo piano senza mai farci vedere il prodotto delle sue prestazioni.

Franco Pecori

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2 ottobre 2009