La complessità del senso
24 09 2017

Il grande sogno

film_ilgrandesognoIl grande sogno
Michele Placido, 2009
Fotografia Arnaldo Catinari
Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Luca Argentero, Massimo Popolizio, Alessandra Acciai, Dajana Roncione, Federica Vincenti, Marco Brenno, Marco Iermanò, Laura Morante, Silvio Orlando.
Venezia 2009, concorso. Jasmine Trinca, Premio Mastroianni.

Il sogno è del giovane Michele Placido in persona, di fare l’attore. Il Sessantotto c’entra più che altro come ambientazione. I temi di quella tentata rivoluzione sono esposti in scene tagliate secondo un’ottica tipologica con forte riduzione di senso, nonostante il miscuglio di pezzi di repertorio e di rimasticature somiglianti a pezzi di repertorio. Non si entra nelle questioni se non con risaputissimi slogan, buoni ormai anche per la pubblicità. La sceneggiatura (di Doriana Leondeff, Angelo Pasquini e dello stesso Placido) è sistematicamente attenta a non “affondare”, nei momenti “rischiosi” lascia aperto più di uno spiraglio alla versione contraria e, al dunque, sembra dire: teniamoci il Sessantotto nella memoria per quello che ne abbiamo vissuto e/o saputo, non farà male ad alcuno. Nel suo ricordare, il regista ha l’aria di essere molto fedele a se stesso, si spoglia del presente e torna indietro di 40 anni e confessa: il Sessantotto io l’ho vissuto così. Sembra non esservi malizia nella cancellazione dell’esperienza successiva. È il giovane Nicola che dalla Puglia viene a Roma in cerca di lavoro ed entra nella polizia avendo però il chiodo fisso dell’Accademia drammatica (un po’ gettato al vento il ruolo della Morante, insegnante di recitazione). Destino vuole che, da poliziotto, Nicola si trovi in mezzo agli studenti in rivolta. Viene utilizzato come infiltrato e s’innamora di Laura (Trinca), ragazza di famiglia borghese, cattolica, còlta nel momento della “presa di coscienza”. Mentre il padre e la madre soffrono dell’apparente caduta di valori e i due fratelli vengono coinvolti nei “movimenti” in diverse direzioni, Laura sente salire in sé l’importanza dei sentimenti autentici ed è combattuta tra lo studente/leader Libero (Argentero-solo-un-padre) e appunto Nicola. Per buona parte del film, grazie anche alla bravura dell’attrice, il personaggio di Trinca resta in primo piano, più vero, più umano, non solo figura attoriale. Per Scamarcio è più difficile, deve prendersi sulle spalle il carico di una implicitazione del senso che non sempre risponde al suo repertorio espressivo. L’ambientazione del film potrebbe portare a paragoni con La meglio gioventù e con The Dreamers. Ma suonerebbe falso. Nel film di Giordana è chiaro il tentativo di ricomposizione storica, in Bertolucci la componente soggettiva si materializza in espressione autentica, riconoscibile. E da entrambi proviene una non trascurabile istanza dialettica.

Franco Pecori

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11 settembre 2009