La complessità del senso
20 09 2017

G.I. Joe: La Nascita dei Cobra

film_gijoelanascitadeicobraG.I. Joe: The Rise of Cobra
Stephen Sommers, 2009
Fotografia Mitchell  Amundsen
Channing Tatum, Rachel Nichols, Marlon Wayans, Sienna Miller, Ray Park, Lee Byung-hun, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Christopher Eccleston, Dennis Quaid, Karolina Kurkova, Arnold Vosloo, Joseph Gordon-Levitt, Jonathan Pryce.

Giocattoli lanciati nel mercato negli anni ’60 e rilanciati con grande successo negli ’80 arrivano sullo schermo arricchiti e trasformati dalla tecnologia digitale. Ma non è un film giocattolo. Sostanziato da sequenze mozzafiato, azioni senza tregua e sul limite dell’horror fantascientifico (Sommers ha già firmato La mummia, 1999, e Van Helsing, 2004), il flusso narrativo poggia sulla netta critica alla perversa e criminale filosofia politica di personaggi (immaginari?) la cui sete di potere sembra non aver limiti. I Cobra vengono da lontano, la prima sequenza è ambientata nel 1641, in Francia. Ora il “cattivo” dell’organizzazione segreta dichiara che la politica americana (solo americana?) è impraticabile: «Senatori, membri del congresso… non si riesce a fare niente, è necessario che uno solo prenda il potere». I mezzi non mancano, provengono dalla doppia vendita di armi, a chi vuole attaccare e a chi deve difendersi. Manca soltanto l’ultimo tassello. Vanno sottratte alla Nato le testate nucleari frutto di avanzatissimi esperimenti di nanotecnologia. Sono armi capaci di “mangiarsi” letteralmente gli oggetti contro cui impattano, anche intere città. Per esempio Parigi, partendo dalla Tour Eiffel. Il pericolo non sfugge agli americani. Una squadra specialissima, chiamata “G.I Joe” e comandata dal generale Hawk/Quaid, è pronta a fronteggiare e a sconfiggere i Cobra. Il compito non è semplice. Di momento in momento, non finiamo di venire sorpresi e di meravigliarci della progressiva qualità non solo delle “armi” ma della stessa evoluzione della cibernetica umanistica, che trasforma gli umani in “macchine” capaci di qualsiasi aggressività, decostruendone al contempo le specifiche “emotive”.  Tuttavia almeno nei “G.I Joe” non tutto il “sentimento” è perduto. Veniamo a scoprire che una certa love-story, risalente al passato, tra il protagonista Duke/Tatum e Shana/Nichols (passata con i cattivi a seguito di un malinteso che ci viene chiarito da uno dei tanti flash) è recuperabile. E l’amore sarà decisivo. Lasciamo il presidente degli States (Pryce) con i piedi sulla scrivania a godersela beato dopo il grande spavento. Ma certo, ne avremo viste di tutti i colori. E ne vedremo ancora se, come probabile, vi sarà un seguito.

Franco Pecori

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11 settembre 2009