La complessità del senso
24 09 2017

Le ombre rosse

film_leombrerosseLe ombre rosse
Francesco Maselli, 2009
Fotografia Felice De Maria
Roberto Herlitzka, Valentina Carnelutti, Flavio Parenti, Lucia Poli, Luca Lionello, Carmelo Galati, Veronica Gentili, Roberto Citran, Eugenia Costantini, Federica Flavoni, Valerio Morigi, Letizia Sedrick, Giovanni Capalbo, Alessandro Averone, Gabriele Bocciarelli, Ennio Fantastichini, Arnoldo Foà, Giovanna Bozzolo, Maria Cristina Blu, Riccardo Francia, Pino Strabioli, Ricky Tognazzi, Laurent Terzieff, Daniela Piperno, Antonio Pennarella, Consuelo Ciatti, Ninni Bruschetta.
Venezia 2009, fuori concorso.

Metafora per metafora. Se la sinistra politica italiana fosse un cavallo, sarebbe un cavallo ombroso e vedrebbe ombre rosse. Il cavallo ombroso, si sa, è difficile. Il concetto di unità sarebbe fondante per la sinistra, ma come dimostra la storia anche fin dentro ai giorni nostri, si tratta di una teoria ancora da mettere in pratica. Specialmente negli ultimi anni l’unico concetto che ha trovato il popolo unito senza particolari difficoltà è forse stato quello dello scontrino o della ricevuta fiscale “non indispensabile”. Ombre rosse si sono addensate sulla fronte di quanti, pochissimi, abbiano pensato che una politica giusta non potesse cominciare con l'”invito” a non pagare le tasse. Il film di Maselli non sconvolge certo le menti di quanti già tutti i giorni hanno sotto gli occhi le difficoltà della sinistra a trovare un linguaggio comune e un aggancio unitario con il contesto. Spirito avvertito delle problematiche culturali sottostanti alle imprese estetiche, Maselli cura con stile l’arguzia delle allusioni. Certo, si guarda bene dall’impattare contro il muro di un “realismo socialista” che ormai, per il vero successo del botteghino, viene lasciato alle fiction “tratte da una storia vera”. Ne viene fuori un film raffinato, di cui parlare passeggiando col pacco dei giornali sotto braccio. Che fare? Quello di Maselli è un fare “nervoso”, un po’ rapsodico e molto melanconico, attinge alle arti figurative e alla “buona musica” per un aiutino nella ricerca del senso. Sostanzialmente, punta sulla vicenda esemplare di un centro sociale (“Cambiare il mondo”) a Roma durante un recente governo di centrosinistra e ne esaspera i connotati poetici fino a farne una rappresentazione teatrale della tensione tra sofferte utopie e falsi irrazionalismi. Il ruolo degli intelletuali, ovviamente, è decisivo. Soprattutto per il fallimento del progetto di trasformare il Centro in Casa della Cultura. Non sarà il caso di addentrarsi nell’indagine su chi fosse quel certo Malraux che in Francia ebbe l’idea della Casa prima di finire a collaborare con Charles de Gaulle. Fatto sta che, date le premesse, la vittoria della destra sembra fatale.  Ci si perdoni la nostalgia, ma dov’è la diligenza di Ford, dove sono gli indiani di Ombre rosse?

Franco Pecori

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4 settembre 2009