La complessità del senso
24 09 2017

Chéri

film_cheriChéri
Stephen Frears, 2009
Fotografia Darius Khondji
Michelle Pfeiffer, Kathy Bates, Rupert Friend, Felicity Jones, Iben Hjejle, Frances Tomelty, Anita Pallenberg, Harriet Walter, Rollo Weeks, Tom Burke.
Berlino 2009, concorso.

Parigi 1906. La Belle Époque sarà presto un ricordo, spazzata via dalla guerra mondiale. Ma Léa de Lonval (Pfeiffer) non sembra avvertire alcun segnale. Come lei anche la sua vecchia “collega” nel mestiere più vecchio del mondo, Madame Peloux (Bates), la quale pensa soprattutto al proprio figlio diciannovenne viziato, Chéri (Friend), ché finalmente possa diventare un uomo. Le due ricche cortigiane si accordano. Léa ha ormai una certa età ed ha deciso di “smettere”, tuttavia è ancora piacente e accetta il compito di svelare tutti i segreti dell’amore a Chéri. Ma l’affascinante ragazzo con gli occhi a forma di sogliola colpisce al cuore la sua “maestra” e s’innamora egli stesso. Saranno sei anni felici. Sicché il matrimonio combinato per Chéri dalla madre con la giovanissima Edmée (Jones) non potrà che essere un fallimento. Dopo un periodo di sofferta lontananza Chéri tornerà a Léa, ma niente potrà essere come prima. «Tu torna pure a dormire e lascia fare a me», suggerisce la donna scoprendo troppo il proprio ruolo “materno”. Chéri non è più un ragazzo, un destino drammatico lo attende. Adeguata e coerente l’ambientazione, un po’ fredda l’interpretazione della protagonista, il film si svolge sul filo di un difficile equilibrio tra impulsi “romantici”, piaceri e sfrenatezze “novecentesche” e rilettura ironica (cosciente) dei testi (Chéri, 1920, La fin de Chéri, 1926) di Colette (Sidonie-Gabrielle Colette, 1873-1954), scrittrice francese “scandalosa”, tipica esponente della sua epoca. L’inglese Frears, dimenticato ormai da tempo il piglio del film di denuncia (Piccoli affari sporchi, 2002), ritorna all’ispirazione letteraria, incontrando dopo 20 anni la Pfeiffer delle Relazioni pericolose e attenuando lo stile brillante e provocatorio di Lady Henderson presenta (2005). Il regista conferma la capacità di farci viaggiare in epoche diverse dalla nostra, ma qui con minore spessore storico rispetto a The Queen (2006). In Chéri la ricerca tende un po’ troppo all’esercizio, prevale lo stile e non c’è traccia del “proibito” originale.

Franco Pecori

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28 agosto 2009