La complessità del senso
16 12 2017

Pranzo di Ferragosto

film_pranzodiferragostoPranzo di Ferragosto
Gianni Di Gregorio, 2008
Fotografia Gian Enrico Bianchi
Valeria De Franciscis, Gianni Di Gregorio, Marina Caciotti, Maria Calì, Grazia Cesarini Sforza, Alfonso Santagata, Luigi Marchetti, Marcello Ottolenghi, Petre Rosu.
Venezia 2008, Leone del Futuro.

Una boccata di aria fresca? Il cinema con gli attori “presi dalla strada” non è certo nuovo. E non è nuova la “sincerità” del cinema-verità. Il felice matrimonio italo-francese, condito con quel pizzico di “amarezza” della commedia postneorealistica, ha prodotto un’improvvisa deflagrazione nell’intristito contesto contemporaneo, di un cinema che gira troppo su se stesso, moviolizza in continuazione, rimastica, ripropone nell’affannosa ricerca del successo internazionale e nella rincorsa tecnologica che fa dell’effettistica computerizzata un fattore di ridondanza alienante. In questo senso, sì, “aria fresca”. Ma riguardo alla produttività del metodo, bisognerà vedere il seguito. Non sarà l’estetica delle quattro vecchiette, tanto vere e tanto simpatiche,  a segnare la strada. Perché ci preoccupiamo del futuro? Perché il film di Di Gregorio ha avuto a Venezia  il Leone del Futuro. Il premio, comprensibile nel senso dell'”opera prima”, è molto impegnativo in funzione prospettica. Di Gregorio, soggettista e sceneggiatore (anche per Gomorra di Matteo Garrone), scommette e rischia in proprio, attingendo al suo privato per tratteggiare un raccontino situazionale i cui ingredienti sono le facce, i corpi e i caratteri di quattro donne anziane, inconsapevoli “testimoni” di un discorso sulla «solitudine e vulnerabilità» dei vecchi nel mondo di oggi «che cammina a passo accelerato senza sapere dove va» (parole del regista). A Ferragosto, Gianni (Di Gregorio stesso), il quale vive con la madre Valeria dedicandole tutto il tempo tra un bicchiere e l’altro, si deve occupare, per convenienza (non paga l’affitto da alcuni mesi),  anche di Marina e Maria, madre e zia di Luigi, amministratore dell’appartamento. E in più si aggiunge Grazia, la madre di un amico medico. Per quanto elementare sia la sceneggiatura nelle premesse e nello sviluppo, gli attori stentano ad andare al di là della loro spontanea manifestazione di autenticità. E per paradosso, il film non arriva al grado di finzione semplicemente richiesto dalla lavorazione cinematografica, dal set stesso.

Franco Pecori

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5 settembre 2008