La complessità del senso
22 11 2017

Lettere da Iwo Jima

film_lettersfromiwojima.jpgLetters from Iwo Jima
Clint Eastwood, 2006
Sc. Iris Yamashita
F. Tom Stern
Ken Watanabe, Kazunari Ninomiya, Shidou Nakamura, Tsuyoshi Ihara, Ryo Kase, Yuki Matsuzaki, Hiroshi Watanabe, Takumi Bando.
Berlino 2007, fc.

La disperata difesa giapponese dell’isola di Iwo Jima dall’attacco degli americani, nel 1945. E’ il complemento di Flags of Our Fathers, sempre di Eastwood, in cui lo storico episodio di guerra era raccontato dalla parte dei marines. Questa volta il regista lascia tra parentesi il contesto sociale e, attraverso il recupero delle lettere dei soldati alle famiglie, si concentra sul drammatico destino di uomini costretti, in nome dell’Imperatore, a sacrificarsi nell’estremo tentativo di fermare l’avanzata nemica. Tutto il film è come raccolto in una riflessione dolorosa, comprensiva delle ragioni patriottiche e più generalmente culturali di un sacrificio vissuto fino in fondo nella crescente consapevolezza della fine. La prima parte è costituita dall’angosciosa attesa dello sbarco americano. «Chissà se mi sto scavando la fossa», si chiede il soldato che lavora alle buche sulla spiaggia tetra. La morte fa sentire la sua presenza ancor prima delle bombe, dei colpi di cannone e delle mitragliatrici. Poi, alla comparsa “improvvisa” degli aerei, un’emozione prende allo stomaco. Sebbene alcuni elementi della sceneggiatura siano scanditi secondo la normale tradizione del film di genere, l’atmosfera complessiva richiama, per la severità dello sguardo, certi momenti toccanti del cinema di guerra, fino a ricordare il Pabst di Westfront (1930). E’ vero che il personaggio principale è il generale Tadamichi Kuribayashi (Watanabe), che ha viaggiato in America e dimostra una più sofferta umanità nel vivere la situazione, tuttavia il film non abbandona mai il punto di vista di Saigo (Ninomiya), soldato semplice («sono solo un panettiere»), antieroe disgraziato. E, guarda caso, l’unico prigioniero americano che si vede e che, per ordine di Kuribayashi, viene medicato, non si chiama John, ma Sam.

Franco Pecori

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16 febbraio 2007