La complessità del senso
17 12 2017

Outlander – L’ultimo vichingo

film_outlander1Outlander
Howard McCain, 2008
Fotografia Pierre Gill
James Caviezel, Sophia Myles, Jack Huston, Ron Perlman, John Hurt, Cliff Saunders, John Beale, Katie Bergin, Ricardo Hoyos, Bailey Maughan, Ted Ludzik, Aidan Devine, Liam McNamara, John Nelles, Scott Owen, Owen Pattison, Petra Prazak.
Locarno 2008, Piazza Grande.

Simpatico il mostro alieno? Non proprio, ma certo non possiamo dare a lui – specie di drago gigante e inarrestabile – tutti i torti per l’aggressività verso Kainan (Caviezel), colui che fece strage della popolazione dei mostri, distruggendo il sito interstellare dove abitavano e compiendo uno sterminio che al paragone le invasioni imperialiste della storia terrestre parrebbero fenomeni irrilevanti. Ora – siamo nel 709 d. C. –  Kainan, partito con la sua navicella per un’ulteriore perlustrazione spaziale e sbarcato vicino al villaggio norvegese di Herot, si ritrova alle calcagna il Moorwen, unico sopravvissuto e feroce antagonista. Il problema è che i vichinghi sono in lotta tra loro e attribuiscono le continue distruzioni di cui soffrono alle azioni dei nemici. Kainan dovrà convincerli che si tratta di qualcosa di diverso, di speciale. Il racconto si caratterizza per una strana e ingegnosa miscela di generi, tra fantascienza e mitologia medievale, gestita dal regista McCain – al suo secondo lungometraggio dopo una duplice pausa televisiva – con discreto rispetto della dimensione fantastica e con adeguate invenzioni sceniche, anche rapportate alla relativa povertà di mezzi. Apprezzabile l’uso di tagli di montaggio “economici”, che trasfomano in efficaci ellissi i “risparmi” nelle riprese, altrimenti ben più costose. Nella fase “medievale” c’è il vecchio re con la figlia (Myles) che rifiuta il matrimonio col pretendente designato e che finirà per innamorarsi dello “straniero” eroico e generoso. Ma la sceneggiatura, di Dirk Blackman e dello stesso regista, mantiene i sentimenti entro il giusto limite imposto dall’andamento avventuroso. Il limite è, se mai, nell’ambigua definizione del protagonista rispetto al suo mostruoso persecutore. I due si contendono un po’ misteriosamente il ruolo di alieni. E Caviezel (il Cristo di Mel Gibson), non sempre riesce ad imporre la propria maschera, come richiederebbero almeno le scene salienti.

Franco Pecori

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3 luglio 2009