La complessità del senso
24 09 2017

Una notte da leoni

film_unanottedaleoniThe Hangover
Todd Phillips, 2009
Fotografia Lawrence Sher
Bradley Cooper, Heather Graham, Mike Tyson, Jeffrey Tambor, Ed Helms, Zach Galifianakis, Ken Jeong, Justin Bartha, Rachael Harris, Bryan Callen, Rob Riggle, Gillian Vigman, Sasha Barrese, Mitch Holleman, Sondra Currie.

«Las Vegas è la città del peccato. Sarò una tomba». È la promessa solenne che Alan (Galifianakis), fratello single della sposa, fa a Doug (Bartha), lo sposo che dà l’addio al celibato e ha scelto come luogo della “cerimonia” nientemeno che Las Vegas. Melissa (Harris), la moglie di Stu (Helmes), uno dei quattro pazzerelloni in procinto di avventurarsi, è nervosa, ha dei presentimenti. Questi addii al celibato lei li trova «schifosi». Stu sembra timido e mostra rispetto. Ci prepariamo alle scene più pazze e al divertimento più sfrenato. Intanto ci vengono in mente altri addii al celibato, almeno un paio: Cose molto cattive, Peter Berg 1999, American Pie – Il matrimonio, Jesse Dylan 2003. Non erano niente male.  Dopo la notte di bagordi (non sappiamo quali), per Phil (Cooper), Stu e  Alan il risveglio è tremendo. Nella suite che i quattro hanno affittato per oltre 4 mila dollari ci sono animali. Mentre vediamo i piedi nudi di una ragazza che, scarpe in mano, se la squaglia, una gallina passeggia e nel bagno c’è una tigre. A Stu manca un canino e non ha idea di come abbia fatto a perderlo. Nessuno si ricorda di cosa sia successo durante la notte. Si apre un’altra porta ed ecco un bambino che piange nella culla. Giù nella piscina è pieno di bella gente, ma Doug è sparito e anche la Mercedes del padre della sposa, con la quale Doug e i suoi amici si erano messi in viaggio. In compenso viene loro “riconsegnata” un’auto della polizia, come se fossero poliziotti. Allora? Fare finta di niente. L’accumulo delle “stranezze” ci tiene impegnati, ma di ridere nessun pericolo. Il mestiere di Phillips è solido (Starsky & Hutch, 2004), nessuna pausa di troppo, eppure abbiamo la sensazione che oltre non si potrà andare. Invece, si vede che la prima mezz’ora era il pegno stabilito dal regista per la nostra introduzione all’ovvio. Un ovvio divertente? Nella notte c’è stato un matrimonio. Un errore, ma si sistemerà. Più le cose si complicano più le scene diventano scenette. Meraviglia e stupore quando appare Tyson il pugile in persona nella parte di se stesso, ma è solo un momento, giusto il tempo per riportargli la tigre (è sua!). Poi ricomincia la serie. Alcuni giapponesi aggiungono spiegazioni e il meccanismo traspare sempre di più nella sua propria costitutiva meccanicità. Si ritroverà Doug, anche se nessuno è rimasto veramente in pensiero per lui. Chiede di capirci qualcosa, ma non è il caso che vi tratteniamo ancora per i dettagli. State attenti comunque a non farvi dare la “droga dello stupro”, è veramente forte. Se ce la fate a seguire il momento del “sì” con abito bianco, avrete il premio di un extra in coda che vi sarete meritati. Bravi gli attori, Ed Helmes in evidenza.

Franco Pecori

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19 giugno 2009