La complessità del senso
20 11 2017

Terminator Salvation

film_terminatorsalvationTerminator Salvation
McG, 2009
Fotografia Shane Hurlbut
Christian Bale, Sam Worthington, Anton Yelchin, Moon Bloodgood, Common, Bryce Dallas Howard, Roland Kickinger, Helena Bonham Carter, Chris Ashworth, Chris Browning.

«Che cos’è quello? Un terminator, T-600. Che giorno è, in che anno siamo? 2018, c’è stato il Giorno del Giudizio». La salvezza ora è nelle mani di John Connor (Bale). Ma siamo uomini o terminator? E dov’è la salvezza? Difficile dire, giacché il piano espressivo del film mantiene compatta una cifra stilistica fortemente aggressiva, ferrea, armaiola. Viene da pensare che, anche ammettendo che alla salvezza si arrivi grazie a John Connor, come ricostruiremmo il mondo che abbiamo lasciato (costretti o meno, poco importa) nelle mani degli armaioli? E se la rinascita fosse impossibile, quale vita ci attenderebbe? Entro i limiti di tale “incubo”, il soggetto è affrontato con molta cura e con un ritmo spettacolare serrato. La tecnologia digitale rende drammaticamente inutile l’interrogativo: verità o finzione? Una volta, gli alieni e le personificazioni del Male umano erano fantastici e si prestavano al confronto dialettico con la realtà. Ora sembra che siamo al capolinea. Il capolinea Salvezza, una specie di paradossale Stop posto idealmente tra incudine (cataclisma nucleare) e martello (Skynet, catena di perverse menti artificiali), come suggerisce fin dai titoli d’apertura il battito metallico della musica di Danny Elfman, suoni che ben si fondono con il grigio opaco dell’ambiente. La scena non lascia trasparenze, il godimento estetico è in negativo. Schwarzenegger, ormai assunto alla politica, guarda nostalgico il tremendo evolversi: è l’icona impalpabile di una “santità” impossibile. I particolari della sceneggiatura costituiscono la contradizione infantile del racconto. Si va dal “Vietnam” (immortale, ma se volete potete sostituire con un pizzico di “Iraq”) – elicotteri avventurieri traccianti linee di missione estrema – alle “scazzottate” western – magari con i pugni o le Colt (potete sostituire con gli sputafuoco più attuali) contro corazze robotiche. È su questo piano che resta ancorata la “morale della favola”, la morale della Salvezza. L’immagine complessiva, invece, non lascia spiragli, anche se dovessero seguire (ipotesi tutt’altro che azzardata) ennesimi numeri per un sequel che ha l’aria di essere, ormai, un inanimato loop. Che cos’è quello? Un terminator. Che giorno è? C’è stato il Giorno del Giudizio.

Franco Pecori

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5 giugno 2009