La complessità del senso
25 09 2017

Coraline e la porta magica

film_coralineelaportamagicaCoraline
Henry Selick, 2009
Animazione. Voci originali: Dakota Fanning, Teri Hatcher, Keith David, Ian McShane, Jennifer Saunders, Dawn French.

Non è la prima volta (per esempio, Narnia, Adamson 2005 e 2008)) che dietro una porta o dentro un armadio vediamo aprirsi un mondo diverso e incantato. E ritorna anche il concetto che l’incanto e l’eccezione possiamo facilmente trovarli in casa, senza nemmeno cercare tanto. Ma ci vuole l’ingenuità, la disposizione d’animo. E la giusta occasione. Per esempio, il cambio di casa (La stella di Laura, De Rycker e Rothkirch, 2005). Una bambina è l’ideale. Coraline ha 11 anni, i suoi l’hanno portata nell’Oregon, è sola e si annoia. Apre una porta nascosta e tutto subito cambia. La magia questa volta, mentre acquista in illusoria consistenza “palpabile” (il 3D stereoscopico, alta definizione in “stop motion”), proprio per questo rischia di proporsi al fantastico con esiti meno produttivi. Ma pare che i piccoli spettatori, forse già alla loro età, preferiscano sognare comodi, assistiti dalla meraviglia tecnologica. In questo senso Selick (The Nightmare Before Christmas, 2007 a Venezia) ha realizzato un capolavoro. Se pensiamo che l’E.T. di Rambaldi, così artigianale e primitivo, è soltanto del 1982, c’è da restare esterrefatti. Ma il cinema è così, ha portato con sé fin dall’inizio il dualismo tecnica-realtà. Falso dualismo, giacché è praticamente (e soprattutto teoricamente) impossibile misurare la maggiore o minore incidenza dell’immagine cinermatografica (cioè fotodinamicamente montata) sul senso fantastico, a seconda che parliamo di un film “documentario” o di un’animazione. Tanti e tanto diversi sono i parametri del giudizio da suggerirci di abbandonarci, più semplicemente, all’istinto. O all’ingenuità. E va anche bene, purché si abbia coscienza del tipo di scelta. L’avventura di Coraline sembra piena di rischi, a tratti è paurosa (lo spirito generale è alquanto dark) e a tratti è consolatoria. In sostanza (nel contenuto), viaggia su binari pacifici, sostenuta da riferimenti sistemici del tutto tranquillizzanti (un mondo parallelo più misterioso che minaccioso e analizzabile con trasparenza). È vero che sognare, come forse ciascuno di noi fa, un mondo bellissimo dove tutto funziona in allegria, può portare a forti delusioni. Una falsa madre con dei bottoni al posto degli occhi, per esempio, e fantasmi che dettano legge. Tutto per la curiosità di aprire una porta. La prossima volta, basterà fare attenzione a non aprirla. O limtarsi a sognarla davvero.

Franco Pecori

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19 giugno 2009