La complessità del senso
22 11 2017

Il mondo di Horten

film_ilmondodihortenO’Horten
Bent Hamer, 2007
Fotografia John Christian Rosenlund
Bård Owe, Espen Skjønberg, Ghita Nørby, Bjørn Floberg, Henny Moan, Kai Remlov, Nils Gaup, Karl Sundby, Peter Bredal, Peder Anders Lohne Hamer, Morten Ruda, Lars Oyno, Bjarte Hjelmeland.

Odd Horten (Owe) ha sognato per tutta la vita di fare il salto con gli sci. Sua madre si lanciava dal trampolino nonostante il marito non volesse, e invitava lui, figlio restio, ad imitarla. Niente. Odd non ebbe mai il coraggio. Guidò i treni invece. I treni non saltano. Adesso che ha 67 anni, il macchinista va in pensione. Siamo in cabina con lui nell’ultima corsa. Rotaia sulla neve, dentro e fuori dai tunnel, il paesaggio norvegese scorre veloce e suggestivo. Poi Odd sistema con cura le sue cose nel piccolo alloggio che ora dovrà lasciare. Il regista (Kitchen Stories, 2003, Factotum, 2005) lo segue con cura meticolosa, usando con discrezione la magistrale fotografia di Rosenlund, dai toni scuri e silenti. Un banale viaggio verso la fine malinconica d’una vita monotona? Il norvegese Hamer affronta il rischio negandolo e capovolgendolo genialmente, trasforma la grigia realtà nella scintilla d’un immaginario “riattivato” dall’occasione nascosta. I colleghi premiano lo schivo Horten con una semplice cerimonia di commiato e lo invitano a continuare la festa, per una volta, nella casa di uno di loro. È una fredda e umida sera. Odd si attarda a cercare il tabacco per la sua pipa e resta fuori dal portone. Riesce a salire da una scala esterna e capita in casa di un bambino che sta andando a letto. Misteriosamente, il piccolo lo invita a tenergli compagnia finché non si addormenterà. Da questo momento la vita interiore di Horten si rivela nel suo stadio immaginario, il contatto con le cose usuali, gli spazi, i modi, i gesti di sempre diventano tutte novità interne che stimolano la sensibilità rinnovata dell’uomo. Senza immagini “allusive”, Hamer entra nel mondo di Horten offrendolo alla nostra incantata curiosità. Il film non costruisce “metafore”, le vive in proprio, in forma espressiva, invitandoci a seguire Odd secondo quel suo certo sguardo (“Un certain regard”  è la sezione del festival di Cannes dove il film è passato nel 2008) di persona matura che entra in una dimensione nuova con straordinario senso dell’umorismo e del tempo, noncurante dei possibili risvolti soggettivi che il suo comportamento potrà suggerire. Ad ogni momento, ad ogni angolo si apre una prospettiva, quasi una fiaba. Basta fare attenzione ai particolari. È un film dai grandi eventi dove sembra non succedere niente. In fondo, è la prima lezione del cinema. Questo macchinista fa pensare, più che ad agganci letterari tipo Bukowski, a quel primo Arrivo del treno, grande spettacolo in sé: la realtà è piena di sorprese, basta osservarla. Ciascun spettatore segua a suo modo, scelga i particolari che crede. Il nuovo mondo di Horten è ricco di avventura.

Franco Pecori

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19 giugno 2009