La complessità del senso
22 11 2017

L’amore nascosto

film_lamorenascostoL’amour caché
Alessandro Capone, 2007
Fotografia Luciano Tovoli
Isabelle Huppert, Greta Scacchi, Mélanie Laurent, Olivier Gourmet
Festa del cinema di Roma 2007, concorso

La disperazione di un amore materno, tema di drammatica attualità, che ritroviamo con ricorrenza impressionante nelle cronache quotidiane. Il disagio psicologico può prendere la forma più o meno immediata di un rifiuto esplicito della maternità e può nascondere un’ansia affettiva profonda, un amore nascosto, dissimulato, negato attraverso manifestazioni autopunitive o punitive anche violente. Capone, regista che sa di teatro televisione e musica di ricerca, utilizza il romanzo/diario di Danielle Girard (stesso titolo del film) per costruire il racconto della cura, proposta in forma di autoanalisi dalla dottoressa Nielsen (Scacchi) alla sua paziente, Danielle (Huppert), dopo che quest’ultima, ha tentato per la terza volta di togliersi la vita. Danielle ha rifiutato la figlia Sophie (Laurent) sin dai primi momenti dopo il parto, mantenendo poi sempre vivo il conflitto madre-figlia, tanto da concludere, senza mezzi termini: «Un brutto essere umano ha dato vita a un altro brutto essere umano: questa è la storia mia e di Sophie… Sophie mi detesta, e io vorrei non averla mai messa al mondo». La lucidità con cui Danielle esprime il proprio disturbo è resa magistralmente dalla Huppert, chiamata ad una prova molto impegnativa e coinvolgente. Difficile, e ben risolta, anche la parte della psichiatra, la quale ad un certo punto si ritrova dentro alla vicenda “fino al collo”. Non meno impervia la strada della figlia, prigioniera del sistema di negazioni e ricatti materni che la portano a difendersi con durezza. Tutto questo non deve far credere che si tratti, specificamente, di un “film di attrici”. Le protagoniste sono brave ma è la struttura del lavoro ad “obbligarle” ad una recitazione molto consapevole, analitica e passionale insieme, trasparente e corposa, sempre in bilico tra verità e bugia, proprio come l’amour caché del titolo. Il regista sa resistere ai pericoli di mimetismi in agguato, sia televisivi che teatrali. Un importante aiuto glielo dà la fotografia di Luciano Tovoli, maestro della discrezione. Opportuna ed efficace anche la scelta di una musica “free” (Riccardo Fassi),  le cui forme jazzistiche “colte” dialogano intensamente con le situazioni sceniche.

Franco pecori

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5 giugno 2009