La complessità del senso
24 11 2017

L’ultimo re di Scozia

film_ultimo_re_di_scozia.jpgThe Last king of Scotland
Kevin Macdonald, 2006
Forest Whitaker, James McAvoy, Gillian Anderson, David Oyelowo, Kerry Washington.

Il medico Nicholas Garrigan (McAvoy), scozzese, appena laureatosi, pensa bene di lasciare la sua famiglia insopportabilmente tradizionalista per seguire il nobile istinto umanitario. E se ne va in Uganda, in una missione dove la gente ha bisogno di assistenza. Il primo approccio sembra soddisfacente. Il giovane volenteroso, tra una medicazione e l’altra, trova anche il modo di non trascurare le proprie tendenze passionali, in accordo con Sarah (Anderson), la moglie del responsabile dell’ospedale. Ma la sorte di Nicholas è destinata a cambiare. E’ il 1970 e il generale Idi Amin (Whitaker), strappa il potere a Obote e instaura una terribile dittatura. Come si sa dalla storia, Amin è una sorta di mostruosa creatura, una specie di bambino sregolato e violento, un “folle”, convinto di dover “sistemare” il suo paese con qualsiasi mezzo. Figura complessa, la cui psicologia è di non facile analisi, il “bestione” africano si ricorda di essere stato a fianco degli scozzesi nell’esercito coloniale britannico. In un certo senso, si considera l'”Ultimo re di Scozia”: non gli sembra vero di incontrare Nicholas e metterlo al proprio servizio, coinvolgendolo in un rapporto dai contorni persino “affettivi”. Il giovane scozzese traballa, è attratto dalla personalità forte di Amin – sappiamo che, storicamente, persino la politica internazionale non seppe rifiutare, fino ad un certo punto, il consenso a quell’africano “figlio del popolo” – e dal profumo del potere. Ma poi Nicholas si accorge che il suo ruolo va oltre quello di medico personale del dittatore. E cerca la via della fuga, mentre la vita per il feroce Amin si va sempre più complicando. Sappiamo che l’Uganda, a 25 anni dalla migrazione dell'”Ultimo re di Scozia” in Libia e poi in Iraq e in Arabia Saudita, è ancora un paese squassato da lotte intestine e da una drammatica situazione umanitaria. Da bravo documentarista, Macdonald, al suo primo lungometraggio, non cede alla tentazione romanzesca. Traendo il film dal libro di Giles Foden, sa mantenere alta la tensione cinematografica, valorizzando al massimo le capacità di un superlativo Whitaker. Non mancano, nel film, riferimenti corretti alla storia vera, ma la più convincente verità è nel volto, negli occhi, nel corpo del protagonista, veicolo espressivo di un’ambiguità che va ben oltre l’appassionante thriller di genere.

Franco Pecori

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16 febbraio 2007